Italiani brava gente

Però, dobbiamo essere proprio bravi. E buoni di cuore, anche. Noi italiani, intendo. Ieri è morta un’orsa in Trentino e ci sono state richieste di dimissioni del ministro dell’Ambiente, richieste sue di chiarimenti al presidente della Provincia di Trento, richieste di ogni sorta e ogni genere di protesta da parte di politici sensibili ai temi dell’ambiente e ambientalisti sensibili ai problemi della politica.

Per non parlare, poi, del popolo di internet. Non c’è social network che non riporti la foto di mamma orsa con i suoi piccoli o non ospiti proclami di cittadini indignati contro il barbaro assassinio della plantigrada (sospettata d’aver aggredito un cercatore di funghi) e preoccupati per la sorte degli orfani cuccioli.

Per carità, mi dispiace. Anch’io sono sensibile alle questioni ambientali, ecco perché sono contrario a bucare montagne e allargare valli, per far sfrecciare treni veloci e muniti di Wi-Fi, necessario a condividere le foto degli orsetti, e ritengo che fare autostrade superflue al punto che da rimanere vuote, sia dannoso per gli animali selvatici, pure se ci metti i cartelli con i cerbiatti che saltano i guard rail.

Nonostante ciò, mi chiedo se questo della brava gente indignata per un orso ammazzato, tanto da spingere le istituzioni a mobilitarsi, sia lo stesso Paese in cui l’amministrazione di un’importante città, come Padova (la città del Santo, per notare l’ironia della sorte), possa deliberare che, testuale, “è vietata la richiesta di elemosina nelle aree pubbliche o aperte al pubblico”, senza che nessun governante nazionale trovi nulla da ridire.

Oppure, se sia la stessa Nazione in cui il ministro dell’Interno chiama “vu’ cumprà” i venditori ambulanti stranieri e ne prometta la cacciata dalle spiagge, per rassicurare i bagnanti che garantirà loro la tranquillità necessaria a postare video e immagini di teneri gattini, o che si dica soddisfatto dell’arretramento della linea d’intervento in mare della flotta militare nelle azioni di salvataggio dei migranti, non sia mai che questi vadano ad aiutare i potenziali colleghi fra sdraio e ombrelloni.

Perché se davvero è la stessa Italia, allora qualcosa non torna, e da un pezzo. Anzi, no. Tutto torna, e da sempre. Tutto ritorna nel rapportarsi del mondo con i poveri, che vengono esclusi, perché danneggiano il racconto degli arricchiti, e sentono la loro vita, e forse hanno ragione, peggiore di quella degli animali, potendo questi, almeno, condurre la propria, buona o cattiva che sia, senza doversi per forza rapportare con chi, direttamente o indirettamente, è responsabile di quella situazione, sopportandone il peso e il confronto.

Dell’orsa sappiamo il nome, del mendicante che sarà scacciato da quella delibera, come di colui che scavalchiamo tutti i giorni all’uscita del supermercato, no, men che meno delle donne che attraversano il mare per provare a dare un futuro ai loro bambini, e magari in quei flutti annegano, con il dolore della coscienza dell’abbandono dei propri figli e senza nemmeno il finale consolo di un anestetico fatale.

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