Tutti d’accordo?

L’avesse fatto Berlusconi, si sarebbero riempiti i giornali di post-it in segno di sdegnata protesta. Cioè, l’avesse fatto Berlusconi da solo. Ora che con lui lo facciamo noi, va tutto bene. Ma davvero nessuno ha dei dubbi, davvero gli esponenti del mio partito, a parte coloro iscritti nelle categorie dei gufi e dei rosiconi, sono tutti d’accordo?

Sono tutti d’accordo sul fatto che il capo del Governo, su fondamentali modifiche della Costituzione, minacci il Parlamento, dicendo che o passano le sue riforme, o la legislatura passa a miglior vita, facendo di questa un affare di maggioranza? Tutti d’accordo sul fatto che i cittadini non eleggano più i senatori, secondo il disegno costituzionale di Boschi, Verdini e Calderoli, e non possano scegliersi i deputati, come prevede l’Italicum? Tutti d’accordo sul fatto che non si debba parlare di svolta autoritaria oggi, mentre ieri evocavamo il regime per molto meno?

Ripeto: l’avesse fatto Berlusconi…

Ma sì, forse è per quello che adesso vinciamo e prima perdevamo. D’altronde, Renzi e il suo Pd hanno preso 11 milioni di voti, ora possono farli pesare e cambiare come vogliono la Costituzione, la forma di governo del Paese, la sua architettura istituzionale. Che sarà mai?

E se ci sono quelli che pensano, come chi scrive, che 11 milioni di voti siano appena quinto dell’elettorato reale italiano e, per di più, erano stati dati non per riscrivere la Carta fondamentale della Nazione, ma per eleggere i deputati nel Parlamento europeo, è solo perché sono interessati a tutelare le proprie indennità e poltrone (che poi, quali saranno le mie?) e sono tifosi della palude e nemici del cambiamento.

Perché magari ha ragione Napolitano quando dice che i “pregiudizi mettono a rischio le riforme”, ma non è che per non essere pregiudizialmente contrari a quelle, bisogna farle attraverso patti segreti e indiscutibili con un pregiudicato. Perché, di quello lì, non mi fido nemmeno un po’, sapete, sono all’antica e, come l’antico Laocoonte, timeo Danaos et dona ferentes. E quelli che reca oggi, non sono nemmeno doni. Anzi.

Però, quando chi governa avrà la buona creanza di smetterla di insultare chi la pensa diversamente (che non soffre di allucinazioni: la vede solo come la vedevamo tutti quando a chiedere quelle cose erano altri), e di pensare che esista un noi, i buoni, contrapposto a un loro, i cattivi (del tipo, #mentreloro), annoverando fra quelli tutti coloro che la pensano diversamente, forse si potrà anche entrare nel merito di una serie di riforme che, alla fine, potrebbero consegnare nelle mani di chi vinca le elezioni, non solo il Governo e la maggioranza nella Camera che esprime la fiducia, ma pure la possibilità di nominarsi il presidente della Repubblica, dopo averlo fatto con i deputati e, in parte, con i senatori, e determinare pesi e composizioni anche negli organi di garanzia, a partire dal Csm e dalla Consulta.

E non è detto che a vincere siano sempre e solo i buoni.

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