Ho sbagliato. A crederci

“Non ho mai parlato di un singolo programma d’arma. Io faccio sempre un ragionamento complessivo. Prima dobbiamo ripensare la Difesa, poi rivedere i programmi, quindi ridurre”, dice ora il ministro della Difesa Roberta Pinotti.

Ma come? Mi era parso che invece si parlasse proprio di riduzione della spesa per gli F35. E forse questo avevano capito in tanti, a giudicare dai commenti a quella notizia. Ma per il ministro, il fraintendimento è colpa dei giornali che “hanno esteso al singolo programma una valutazione complessiva”.

I giornali? Ma se pure sul sito del Partito Democratico, lo stesso della titolare del dicastero di via XX Settembre, c’era scritto “ridurremo gli F35“. Abbiamo frainteso tutti, evidentemente. O, semplicemente, ci eravamo illusi che il Governo potesse immaginare di ridurre le spese militari per mettere un po’ di soldi dove sarebbero serviti sicuramente di più, come, ad esempio, nelle buste paghe dei lavoratori dipendenti a basso reddito.

Invece, avevamo sbagliato. E, lo ammetto, ho sbagliato anch’io. A crederci. Dopo tutto, è solo campagna elettorale. Il capo del Governo e del Pd ha dichiarato guerra (passatemi l’espressione marziale, ma il registro s’adatta al tema, e qui parliamo pur sempre di cacciabombardieri) agli altri competitor politici in vista delle europee. Ma, come ci spiegava Arthur Ponsonby, raccontando delle menzogne della propaganda durante il primo conflitto mondiale, “when war is declared, truth is the first casualty“.

Quindi, di che cosa meravigliarsi? “Mille euro all’anno per 10 milioni di italiani”. E i soldi? “Vendiamo le auto blu: venghino, signori, venghino”. “Ma se la metà di quelle sono in leasing, che cosa ti vendi?”. “Lascia stare”, “bisogna sostenere Renzi”, “se fallisce lui”, “disfattista!”…

Ecco, io, prima di dar fondo a tutta la retorica millenarista sul fatto che se non si sostiene il Governo questo potrebbe fallire e allora sarebbe pianto e stridore di denti, penserei a non esagerare con l’oratoria avventista.

Perché qui siamo alle sette riforme in sette mesi, come le spose per i fratelli Pontipee, e agli 85 mila esuberi per 85 euro in busta paga, che moltiplica per dieci alla terza la proporzione dei germani dell’Oregon e, soprattutto, riporta sulle spalle del ceto medio l’onere di sostenere la spesa necessaria per provare a dare qualcosa a chi dello stesso fa parte (provare, non dare, perché, sarà per la mia radice contadina, ma considero reali i soldi solo quando si possono contare, non quando si sanno raccontare).

Il rischio che vedo, infatti, è che se poi alle molte, belle e ben dette parole, con tanto di presentazioni in powerpoint e toni da imbonitore, faticassero a seguire i fatti, proprio per l’alone messianico di cui s’è ammantata l’intera vicenda, la delusione potrebbe essere più forte.

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