Per cos’altro, allora, se non per questo?

Ragazzi che cantano strofe di speranza
difendono i sogni opponendosi al buio.
Fra nebbie acri di lacrimogeni potenti,
si stringono in un moto quasi di danza,
sperando che il vento conceda un soffio
capace d’alzar il fumo al di là dei tetti.
 
Un vestito rosso a sfidare il forte getto,
come una bandiera con grazia indossata
si staglia sul lucido nero di una strada
e piano si fa simbolo, segno e manifesto
di chi altro non può se non la sua vita
giocar come parole in un’epica sciarada.
 
Il vecchio cristallo che va in frantumi,
sotto la luce del sole che dalle imposte
filtra nella camera lasciata vuota d’altro,
non brilla più, e il sorger di nuovi lumi
spinge con vigore e decisione alle porte
d’un palazzo ormai non più che spettro.
 
Per il fremito che solo si sente al vedere
rivolti sul mondo giovani e grandi occhi
mentre con amore si stringono le mani,
come per vincere ora la paura di morire,
per il coraggio che mai teme gli attacchi,
per la speme che sola attende il domani.
 
Per cos’altro, allora, se non per questo?
 
 
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