Mamma, ho perso la linea

Molti amici mi hanno chiesto perché sono contrario al governissimo-che-dobbiamo-essere-responsabili-se-no-la-tensione-sale. Provo a spiegarlo con un riepilogo dell’heri dicebamus, corredato di commenti; ma così, per capirci tutti un po’ di più

“Pensare che dopo 20 anni di guerra civile in Italia, nasca un governo Bersani-Berlusconi non ha senso. Il governissimo come è stato fatto in Germania qui non è attuabile” (Enrico Letta, 8 aprile 2013). In effetti, l’ha fatto in maniera diversa: lo presiede lui col programma dell’altro.

“Il governissimo predisporrebbe il calendario di giorni peggiori” (Pierluigi Bersani, 8 aprile 2013). Speriamo che in questo il buon vecchio segretario abbia avuto la stessa lucidità di visione dimostrata per le altre vicende.

“Il Pd è unito su una proposta chiara. Noi diciamo no a ipotesi di governissimi con la destra” (Anna Finocchiaro, 5 marzo 2013). Sì, Anna, chiarissima.

“Fare cose non comprensibili dagli elettori non sono utili né per l’Italia né per gli italiani. Non mi pare questa la strada”. (Beppe Fioroni, 25 marzo 2013). La foto della scheda, invece, la capiscono benissimo tutti, vero?

«Abbiamo sempre escluso le larghe intese e le ipotesi di governissimo» (Rosy Bindi, 21 aprile 2013). Brava Rosy, così ti vogliamo: dura e pura.

«L’alternativa non può essere o voto anticipato o alleanza stretta tra Pd e Pdl» (Roberto Speranza, 7 aprile 2013). Ah, per questo non avete fatto l’alleanza stretta ma la larga intesa? Che è molto diverso, ovviamente.

«Lo dico con anticipo, io un’alleanza con Berlusconi non la voto» (Emanuele Fiano, 28 febbraio 2013). Omo de parola, fu.

«Non c’è nessun inciucio: se questa elezione fosse il preludio per un governissimo io non ci sto e non ci starebbe neanche il Pd» (Cesare Damiano, 18 aprile 2013). Cesare, lo so, non è colpa tua: è che sei discolo ed eri distratto durante la lezione di Napolitano.

«I nostri elettori non capirebbero un accordo con Berlusconi» (Ivan Scalfarotto, 28 febbraio 2013). Giusto; chi sa se lui ha capito d’averlo appena votato.

«Serve un governo di cambiamento vero ed è impensabile farlo con chi in questi anni ha sempre dimostrato di avere idee opposte alle nostre» (Fausto Raciti, 14 aprile 2013). Giovani speranze del Pd; c’è sempre spazio, d’altronde, per un sottosegretariato. Ma così, giusto per rendere più alta la partecipazione.

«Un governo Pd-Pdl è inimmaginabile» (Matteo Orfini, 27 marzo 2013). Infatti, Matteo, non lo stiamo immaginando.

E siccome la storia l’ha scritta un greco antico, ecco le tre chicche nell’apoteosi finale del comico.

«Sono contrario a un governo Pd-Pdl» (Andrea Orlando, 22 aprile 2013). Credo che qui la colpa sia stata di chi ha tolto la parte della frase in cui diceva “a meno che non ci sia pure io”.

«Non si può riproporre qui una grande coalizione come in Germania. Non ci sono le condizioni per avere in uno stesso governo Bersani, Letta, Berlusconi e Alfano» (Dario Franceschini, 23 aprile 2013).Giustamente, se proprio dovevano toglierne di mezzo uno, hanno tolto il nostro; per ospitalità, ovviamente.

«Con Letta (il vice) facciamo quello che non abbiamo saputo/voluto col segretario, dopo aver affondato Marini, Prodi, Bersani. Spiegatemelo» (Flavio Zanonato, 24 aprile 2013). E glielo avranno spiegato bene, visto che quattro giorni dopo stava giurando da ministro.

Come dite? I numeri sono quelli e non si poteva fare altrimenti. Ma quelle dichiarazioni che ho ricordato, sono tutte successive al risultato delle elezioni, quando i numeri già si conoscevano, e sono quasi certo che altre del genere usciranno anche dopo il voto e le rilasceranno gli stessi che ora stanno votando.

Quello che sta nascendo, poi, non è un governo di scopo, un governo del presidente per fare alcune cose impellenti e ritornare al voto, ognuno per la propria strada, ma un governo politico, frutto di un’alleanza politica, bilanciato già nella composizione della squadra dei ministri (con quote perfette, altro che Cencelli), che non si pone limiti di tempo, ma al massimo, fissa una sorta di tagliando (l’ha detto Letta) fra diciotto mesi.

Non è che io sia contro il governo delle larghe intese; è che mi sono assentato un attimo e mi sarò perso qualcosa. Così come non è che io non sia fedele alla linea; è che alle volte, basta un giorno che uno si distrae, e ti cambiano la linea a cui essere fedeli.

Ovviamente, è colpa della mia distrazione, non della loro distorsione.

Ah, dimenticavo. Oggi Letta ha parlato di blocco dell’Imu da giugno, e ci crediamo, perché l’ha detto  anche Berlusconi, e di reddito minimo per le famiglie povere, e gli crediamo, perché i dirigenti di sinistra, gli stessi di cui sopra, l’han sempre detto. O no?

Buona fiducia.

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