Con le alleanze, ma per dove?

E' ormai il refrain continuo quando si discute della politica della sinistra, o del centro sinistra: le alleanze. Il Pd con Casini o con Di Pietro o con Vendola, forse anche una coalizione da Fini a Ferrero; ma per cambiare la legge elettorale, off course. Magari per tirar fuori un sistema alla tedesca con classe dirigente all'italiana o doppio turno alla francese con contorno di misticanza e senape bavarese.
Avete capito qualcosa? Nemmeno io. Esticazi, il grande capo indiano americano della nota trasmissione radiofonica, direbbe: c'è grande confusione in quelle teste.
Per prima cosa, non capisco perché da sinistra si faccia la corte a Casini ed anche a Fini se quei due aspettano solo che Berlusconi muoia (politicamente?) per accordarsi e ridisegnare il centro destra. La loro è pure un'ambizione legittima e sensata: ma alla sinistra che gliene viene?
E poi, e veniamo alla questione seria: perché non decidiamo prima dove andare e poi, magari, con chi? Non è una scampagnata domenicale con quattro amici.
Ed allora Udc, Pd, Sel, Idv non sono etichette di condimenti pronti per l'insalata di riso. Sono, o dovrebbero essere, progetti e pezzi di politica, elettori e militanti: chi ci dice che siano tutti compatibili tra loro, a prescindere? Ma soprattutto, prima di scegliere con chi partire non sarebbe il caso anche di chiarire dove vogliamo andare?
Perché io ritengo che quello delle alleanze sia un falso problema. Prima decidiamo cosa vogliamo fare e poi vediamo se siamo capaci di farlo insieme. Non sto parlando del "programma" intendendo il mostro mitologico a mille teste come quello partorito dalla fabbrica dell'Unione. Quello è buono per chi vuol far perdere tempo agli altri nel mentre aggiusta gli affari propri.
Voglio dire: chiariamo le linee su cui vogliamo agire, le nostre priorità, i cinque o sei ambiti ed obiettivi che fissiamo come prioritari. Su quelli facciamo delle scelte chiare, senza le furbate squallide e piccine dei "ma anche", e le alleanze verranno di conseguenza.
Ad esempio: siamo per la riduzione progressiva del numero di ore lavorate per creare più posti di lavoro o pensiamo che la settimana lavorativa possa essere portata a 60 ore? Perché su questo la sinistra e l'Idv difficilmente troveranno la quadra, visto come i dipietristi han votato a Bruxelles.
Ed ancora: il nucleare può essere il futuro del nostro sviluppo energetico o no? Perché i democristiani dell'Udc sono nuclearisti da sempre. Inoltre, si può dire "acqua pubblica senza privati" o a casa Casini-Caltagirone succede il putiferio? Siamo per i diritti delle coppie di fatto o abbiamo paura di ferire la sensibilità di qualche parrocchiana che ipoteticamente potrebbe avvicinarsi? La scuola è pubblica  e laica o dobbiamo tenerci i simboli dei partiti e gli insegnanti di religione scelti dai vescovi e pagati dallo Stato? La ricerca è una priorità o viene dopo l'acquisto dei nuovi aerei militari ordinati agli amici? La precarietà del lavoro e nella vita di milioni di cittadini è un cancro da sconfiggere o è la panacea per le coscienze "al fosforo" di intolleranti giuslavoristi? I contratti collettivi nazionali del lavoro sono ancora uno strumento di mantenimento della dignità dei lavoratori od un retaggio del passato di cui è meglio liberarsi? La pace è un valore reale o può essere scambiata durante una funzione liturgica con la benedizione al sangue di migliaia di vite?
Ecco, per queste poche domande io avrei delle risposte chiare ed univoche. So anche che pure Casini, Vendola e Di Pietro non avrebbero problemi a dirci la loro. Ma chi vuole guidare questo percorso di alternativa, chi si definisce "un partito di governo momentaneamente all'opposizione" (espressione infelice in questo Paese: anche i disagi per lavori sulla Salerno-Reggio dovevano essere momentanei, ed invece…), chi si erge ad unico detentore delle chiavi ermeneutiche della politica italiana (tanto che da lustri fa vincere l'avversario), insomma, il gruppo dirigente del Pd ci vuole far sapere come la pensa? Ci vuol dire dove vuole andare con gli alleati che cerca, e per far cosa? O se si perderà anche la prossima volta si cercheranno altri colpevoli in chi non è voluto stare insieme?
La risposta, stavolta, credo sarà più retorica della domanda.

 

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