Una cura inutile e iniqua

           Il malato rischia di morire per la cura. Non sto parlando di medicina, ma di economia. Certo, non sono un economista, ma vado a naso e due cose penso di poterle dire ugualmente.
In tutta Europa i governi sono in preda alla mania dei tagli alla spesa pubblica. Bisogna rientrare nei parametri ma, soprattutto, c’è la necessità di dare all’esterno la sensazione di essere solidi, con bilanci in ordine e capaci di far fronte al debito. Tutto logico, ma non tutto giusto, sia economicamente che socialmente.
Torniamo ai fatti. Siamo ” col culo per terra” (passatemi il francesismo) per colpa delle spericolatezze finanziarie, anche di quelle fatte dagli Stati. Ora, per rimediare a quelle, si tagliano i costi della spesa pubblica. Come? Ad esempio come sta facendo Tremonti: bloccando gli scatti salariali degli statali, trattenendone il tfr, riducendo le finestre pensionistiche, tagliando i trasferimenti agli enti locali, e via dicendo. Quale di queste manovre si applica esclusivamente ai finanzieri o agli investitori che hanno determinato la crisi? Con quale di queste misure a piangere sarà solo chi si è arricchito affossando l’economia?
E non è una domanda retorica. Se sono un dipendente pubblico, mi si blocca lo stipendio; se ho un miliardo in titoli continuo a vivere come prima. Se sono un operaio ho perso il lavoro per colpa della crisi; se sono uno speculatore che si è arricchito grazie alla crisi mi godo l’effetto della caduta dei prezzi. Se sono un precario della scuola non posso pagare il mutuo o l’affitto perché mi fanno fuori in quanto “spesa inutile”; se ho fatto fortuna con la finanza, ora posso comprare le case a meno grazie al crollo del mercato immobiliare e lucrarci sopra quando tornerà a risalire.
Ed il brutto è che ora che c’è da pagare, a metter mano alle tasche saranno quelli che già poco hanno riso. Ma non mi stupisco, questa è la giustizia berlusconian-leghista a cui quelli dell’opposizione son tentati d’essere “responsabilmente complici”.
Guardate che anche l’accanimento contro i dipendenti pubblici e figlio della logica che unisce Arcore a Cernobbio. Quello è il settore dove si vota meno Pdl e Lega, quello sarà il settore colpito di più. Se volete la prova del contrappasso, pensate ai fondi per le aree sottoutilizzate del Sud utilizzati per pagare le quote latte dei produttori del Nord. O pensate ai tagli di enti come le province: andranno abolite tutte quelle sotto i 220 mila abitanti, tranne quelle che confinano con l’estero o ricadono in regioni a statuto speciale; indovinate dove sono?
Inoltre penso che sia pure sbagliata sotto il profilo economico. Piaccia o non piaccia, quando si parla di spesa pubblica si discute di stipendi. Soldi di cui la gente vive e soldi che la gente spende, contribuendo all’economia generale. Non è un caso che gli Usa su questa storia della sobrietà in tempi di crisi non sono proprio in prima fila. E poi, dove sono gli investimenti, dove i soldi nel sistema per favorirne la ripresa.
Ripeto, non sono un’economista, ma senza scomodare nomi illustri e teorie brillanti, ritengo che senza investire un centesimo e facendo cassa tagliando stipendi e posti di lavoro (perché nella soppressione di enti di ricerca retti da precari od in quelli alla scuola, di questo si tratta) rischiamo di peggiorare la situazione.
Ed infine, una valutazione sociale. Molti in questi tempi, penso a Tremonti o al direttore del giornale di Confindustria Riotta, ci vengono a spiegare che l’Italia vive al di sopra delle sue possibilità. Innanzitutto verrebbe da chiedere dove stavano prima questi signori. Semplicemente tacevano, dato che quei soldi sperperati perché dati agli statali o immeritati perché sospinti dal debito, alla fine ritornavano nelle tasche dei loro “principali”. E poi, chi è che vive al di sopra delle sue possibilità: chi con 800 euro al mese tenta di far quadrare casa e cibo? Chi rischia la vita sui ponteggi a mille euro al mese? Chi vive da mesi in cassa integrazione o senza nemmeno quella? Chi?
Ecco l’errore sociale insito nell’idea di riparare i danni tagliando la spesa pubblica. E gli sbagli sociali, miei governanti, si pagano sul piano sociale. Perché alla lunga si incontra il limite del tirare la cinghia, poi magari si sente la moglie velina senza veli di un miliardario nullafacente lamentarsi del sequestro del suo panfilo per evasione fiscale, e scatta una molla. Ci si accorge che i soldi ci sono, da qualche parte e nelle tasche di qualcuno che vive troppo al di sopra delle nostre possibilità di sopportare e si decide di andarli a prendere: con le buone o con le cattive.

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