Tanti candidati, nessun eletto. Ed in molti hanno scelto di non scegliere

Nessun eletto. Di nuovo. Il collegio di Stigliano, come cinque anni fa, non elegge nessun rappresentante all’interno del consiglio provinciale. Il motivo è facilmente intuibile: l’eccessiva frammentazione dei consensi fra i vari candidati. Un po’ il male comune a tutti quei piccoli e medi centri che hanno la caratteristica di formare, da soli, un collegio. Se manca in questi paesi una leadership forte e riconosciuta, attestata ad un partito o ad un candidato, è chiaro che i voti difficilmente si concentrano, determinando piccoli risultati per ognuno dei candidati.

E siccome si viene eletti all’interno delle liste in base alla cifra individuale, in percentuale, raccolta nel rispettivo collegio, il risultato è spesso scontato. Nei collegi che invece raggruppano più comuni questo fenomeno non è presente, perché sovente ogni comune all’interno del collegio esprime pochi candidati e su questi si concentra il voto. Ecco perché nei collegi con più comuni vengono eletti sempre dei consiglieri, a differenza di quanto a volte accade nei collegi composti da un solo centro.

A Stigliano, però, stavolta c’è in più un dato curioso. Sono stati tre gli assessori candidati, e due di loro, perché la sorte è ironica, hanno mancato l’obiettivo per un pugno di voti. Spesso si indica l’accordo fra le forze politiche come soluzione per eleggere un rappresentante. Cosa ovviamente difficile da ottenere. Ognuna vorrà il suo candidato, fa parte del gioco. Ma, mi chiedo: nemmeno all’interno di una stessa giunta comunale è possibile trovare un simile accordo?

Era necessario candidare, in pratica, l’intero esecutivo? Già, perché per fortuna che il collegio è uninominale, altrimenti il partito che esprime diversi assessori, forse, li avrebbe candidati tutti. Non era proprio possibile trovare una sintesi?

Immagino sia difficile, quasi impossibile, quando si è impegnati a livello di militanza o istituzionale, dire no al proprio partito politico circa una candidatura. Ma non si può dire “troviamo una sintesi con i partiti con cui dividiamo l’azione amministrativa”?

E poi mi viene da chiedere: ma è importante avere un rappresentante alla Provincia per un’amministrazione comunale? Perché, se la risposta è si, allora non capisco la frammentazione; diversamente, non comprendo perché un’amministrazione dovrebbe candidare i propri assessori.

Ed infine, perché i vari partiti hanno scelto di candidare i loro vertici istituzionali locali? Per mettere a valore in termini di consenso il lavoro da questi fatto nell’esecutivo? Se è così, i dati imporrebbero una riflessione: 4.760 elettori e solo mille quelli che sono andati a votare ed hanno scelto di dare la loro preferenza ad uno dei rappresentanti della giunta comunale. Non so leggere la politica, però mi pare poco. E poi, il partito di maggioranza assoluta nella giunta e nel consiglio caratterizzato da una paradossale maggioranza senza opposizione? Solo cinquecento e rotti voti?

Ma sarebbe facile continuare ancora questa analisi un po’ ironica. Il dato più serio, però, nel comune di Stigliano è ancora una volta quello dell’astensione o del voto non dato. Dei 4.760 aventi diritto solo 2.559 hanno espresso un voto valido. Ben 266 si sono pure presi la briga di andare ai seggi, ma hanno lasciato in bianco la scheda o l’hanno deliberatamente annullata: la quasi totalità delle nulle, infatti, non erano errori; erano schede scarabocchiate o con sopra frasi che andavano dall’ironico allo scurrile.

In quel non voto è da leggere la volontà di esprimere il proprio parere: non dando potere di rappresentanza attraverso la preferenza, ma sottraendo consenso con l’astensione. Un modo per dire “non in mio nome”: dai tanti residenti che ormai vivono fuori, e che non comprendono perché venire a votare una classe politica dalla quale non saranno nei fatti mai amministrati, o che spesso per gli errori della quale sono dovuti andar via, ai molti che semplicemente non sentono come “affar loro” quello che accade nelle urne. Certo, per chi fa politica è molto più comodo archiviare tali fenomeni sotto la voce “qualunquismo” invece che indagarne le cause ed analizzarne gli effetti.

Infine un ultimo dato: gli elettori cinque anni fa erano 5.018, oggi solo 4.760. Interessa a qualcuno?

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