Meglio asini che buoi

            Laveno-Mondello, sponda lombarda del Lago Maggiore, inaugurazione della nuova sede locale della Lega Nord. Presente Umberto Bossi. “E’ un momento storico – dice il Senatur – perché il federalismo sta arrivando; questa volta ce la faremo, altrimenti ognuno cominci ad oliare i fucili”.

Probabilmente, anzi quasi sicuramente, sono solo pièces dal repertorio folkloristico del leader del Carroccio, buone a scaldar la padana platea, sospingendola ad epici sogni di celtiche rivolte dal sapor hollywoodiano, sotto la guida di improbabili braveheart.

            Difficilmente, infatti, riesco ad immaginare il ragionier Zamberletti od il cumenda Brambilla imbracciar lo schioppo e correr per la bassa padana contro le romaniche divisioni gridando “Libertà”. Certamente è solo la solita boutade bossiana.

            Però sono pur sempre le dichiarazioni di un Ministro della Repubblica. Capisco la libertà di espressione, ma qui un giudice nemmeno troppo pedante potrebbe leggerci un atteggiamento ed un incitamento eversivo. Nessuno più si scandalizza; e poco male in questo.

            Ma quando sento gli alleati di Bossi giudicare “attentato alla democrazia ed alla libertà” le sortite di Di Pietro mi viene da sorridere, se le paragono a quelle di Bossi. L’ex pm di “Mani Pulite” è un po’ esuberante, estroverso, anche eccessivo in alcuni casi: ma non attaccherebbe mai i fondamenti dello Stato o le regole Costituzionali.

            Tonino non parla bene l’italiano, parla il dipietrese, come lui stesso ama definire il suo modo di esprimersi, ma si fa capire e, soprattutto, c’azzecca. Nel sentirsi accusato di antidemocraticità da Berlusconi & Co., ha commentato: “E’ come il bue che dice ‘cornuto’ all’asino”.

            Precisamente. E fra buoi ed asini, preferisco i secondi.

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