Di nuovo in crisi

Di nuovo in crisi. E’ durata appena un anno l’apparente luna di miele delle forze politiche che sostengono il governo regionale della Basilicata. Il De Filippo bis è nato dopo la crisi apertasi il giorno dello spoglio delle urne per il ballottaggio delle amministrative del 2007.

Mentre a Matera le tv locali davano i primi responsi dei sondaggi che vedevano il centro sinistra sconfitto (poi confermati dai dati dello spoglio), a Potenza il governo regionale di centro sinistra veniva azzerato. Ci volle poi un mese per la composizione della nuova giunta. Il risultato fu un governo più spostato verso il centro, con la sinistra fuori dall’esecutivo (erano forse i prodromi della new way veltroniana?) ed un Pd che si ritrovava ad avere presidente, vice presidente, 2/3 della giunta, presidente del consiglio e di tutte, o quasi, le commissioni consiliari: alla faccia della coalizione!  

Si realizzava così, almeno in Basilicata, il teorema dell’auto sufficienza, ratificato, però, dall’accettazione di questo stato di fatto dalla sottoscrizione di un patto con il governatore da parte di ben 22 consiglieri su 30. A firmare quel patto, e quindi ad accettare quello stato di cose, c’erano pure i consiglieri di quelle forze (Prc, Pdci, Verdi) fuori dall’esecutivo, oltre a quei consiglieri che più aspramente avevano criticato le scelte di De Filippo. Ironico, no? Ma tant’è, anche perché la politica, per i politici, una soluzione la trova sempre: uno scranno nelle prossimità di un qualche presidente, un ente da qualche parte, una commissione, alla peggio, una candidatura blindata per qualcuna delle due Camere.

Ricercare soluzioni a problemi reali è spesso difficile e sconta i tempi lunghi della politica intrisa di difficoltà, vere, presunte o artate, normative ed amministrative. Trovare soluzioni per politici amareggiati o delusi, al contrario, è sempre possibile ed immediato.

Perché il quesito vero e la sua risposta sono tutti qui. Come accontentare tutti e trovare compensazioni nel caso qualcuno dovesse rimanere scontento. E se la soluzione dialogica prosegue su e fra tali termini, anche i richiedenti ed i questuanti si organizzano all’uopo. Ed allora nascono nuovi gruppi con nomi fantasiosi ed immaginifici per far leva sulla portata dei numeri, o si afferma la propria individualità e si marca la propria differenza per puntare ad un compendio “di corrente”; si lanciano nello stagno sassi recanti pretese che già si sanno inaccoglibili per mettere a registro qualche “credito”, o ci si finge interessati a ricoprire altissime e svariate postazioni solo per teatralizzare improbabili “passi indietro”.

E nel mentre frana l’intero tessuto sociale ed economico della regione, con un innalzamento dei picchi di mortalità aziendale e di emigrazione giovanile, la politica ai più alti livelli regionali (o che tali dovrebbero essere) è tutta intenta a guardare al proprio interno, al proprio ombelico.

Al varo del De Filippo bis dissi ad un amico che quello era un esecutivo dai giorni contati. Mi fu risposto che era solo “invidia” per l’esclusione della sinistra dalla giunta.

Non fui facile profeta: semplicemente, ogni equilibrio precario ha scritto dentro di sé la propria caducità, è quasi una legge fisica.

Sic transit gloria mundi! E’ bastata qualche riallocazione, qualche cambiamento di gruppo da parte di alcuni consiglieri regionali ed eccoci qui a rimirare ancora i tentativi della politica di trovare l’equilibrio.

Uno spettacolo non bello, a cui guardano quegli stessi cittadini che vedono i propri figli, genitori, consorti andare via in cerca di lavoro, che vedono fallire le proprie aziende o quelle in cui lavorano, che vedono duplicarsi gli emolumenti dei politici per questioni regolamentari, e, sempre per meccanismi burocratici, bloccarsi i pagamenti dei premi in agricoltura che consentono alle loro imprese ed alle loro famiglie di sopravvivere. Uno spettacolo in cui il pubblico (pagante, perché avrà pure un senso il termine “contribuente”) assiste, registra, e non lo si dimentichi, dopo va a votare.

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