Di casta in casta

Salve a tutti,

            e ben ritrovati. Sono stato assente qualche giorno: un po’ perché ho avuto da fare, un po’ perché in questi giorni a parlare su tg e giornali sono stati così in tanti che non mi sembrava il caso di aggiungere rumore al frastuono.

            Quello che però non riesco più a tacere è che sono disgustato da questa storia delle caste. La politica è casta (non certamente nel senso di pura ed immacolata), parola di Stella e Rizzo che, in un libro a quattro mani campione d’incassi, ne hanno dato ampie dimostrazioni. Poi Prodi ci dice che se la politica è ciò che è diventata lo si deve un po’ alla società. Di fatti, argomenta argutamente il presidente del consiglio, non c’è solo la politica ad autoriprodursi, ma anche un po’ tutte le professioni liberali: i figli dei medici sono medici (e dall’ateneo barese ci hanno fatto sapere come), quelli degli avvocati sono avvocati, quelli dei giornalisti sono giornalisti, e via discorrendo. Come dire: chi è senza peccato scagli la prima pietra.

            Ora, ovviamente, mi dispiace per Prodi, ma questa idea l’avevamo già sentita. E con tutto il rispetto per i credenti nella parola del Salvatore, credo sia uno degli strumenti più usati ed abusati del controllo sociale. Senza voler rispolverare Foucault, è chiaro che un teorema del genere, “non giudicare perché sarai giudicato” o “non guardare la pagliuzza nell’occhio dell’altro” e tutta l’antologia disponibile, è un Giano Bifronte. Da una parte serve per dire ai potenti “attento, che la ruota gira” (ed è la parte che preferisco e quella che, credo, rappresenta al meglio le intenzioni di Colui che tali frasi ha pronunciato per primo); ma dall’altra parte, si trasforma in uno strumento formidabile nelle mani di quegli stessi potenti per mantenere “sicuro” il loro status ed il loro ordine sociale.

            Come? Se passa il principio che solo chi è senza peccato può scagliare la prima pietra, solo chi è casto (nel senso, questa volta si, di puro ed immacolato) può accusare l’altro, e se, al contempo, l’essere peccatore, il commettere sbagli è connaturato con la realtà stessa dell’essere “umani”, allora il gioco è fatto. Nessuno dirà nulla a nessuno, nessuno avanzerà pretesa da nessuna parte e tutti vivranno felici e contenti, od almeno quelli che oggi contenti e felici già lo sono.

            Così mentre si accusano i politici di godere di privilegi questi replicano dicendo che anche giornalisti, manager, avvocati, notai, medici e professori ne hanno, così tirano dalla loro tutti questi. Poi sentiremo dire che non solo tutti questi liberi professionisti sono tutelati e godono di privilegi (e l’aver tirato in ballo per primi proprio i giornalisti aiuterà in questo), ma anche i sindacalisti che difendono soprattutto quei lavoratori più rappresentati nelle loro organizzazioni, i dipendenti pubblici perché più tutelati dei lavoratori del privato, i pensionati perché loro in pensione ci sono e forse i giovani non ci andranno mai. E poi passeremo a definire lobby i lavoratori che hanno un contratto a tempo determinato perché stanno meglio dei precari, gli operai alla catena di montaggio in aziende solide perché stanno meglio di quelli in cassa integrazione con la mobilità come unica prospettiva, ed i precari perché alla fine stanno meglio dei disoccupati. E siccome al peggio non c’è mai fine, continuando così, di casta in casta, sarà privilegiato anche quel mio amico, che ho incontrato ieri e che va verso la mobilità perché la sua azienda fallisce, perché lui vive in Italia e nell’Africa sub sahariana si muore letteralmente di fame. Come dire, i disoccupati italiani, con le loro garanzie sono casta come i politici. 

            Ora, io non sono un sociologo (nemmeno d’accatto, come Amato ama definire chi si permette di spezzare una lancia nei confronti degli ultimi), né un esperto di economia e finanza, né, tanto meno, ho letto il libro di Rizzo e Stella: ma così, ad occhio, casta per casta, non mi sembra che quel mio amico di cui dicevo poc’anzi sia appartenente ad un gruppo elitario, non mi sembra che lui sia uguale a, che so io, Berlusconi o Prodi, Montezemolo o Tronchetti Provera.

            Non ho intenzione di giocare a questo gioco in cui dobbiamo tutti essere parte del sistema. Non mi va che qualche politico mi dica che sbagliano i metalmeccanici Fiom a non approvare il protocollo del 23 luglio, perché così loro tendono solo a difendere posizioni di rendita. Ma quale rendita c’è nel lavorare una vita alla catena? Se otto ore vi sembran poche, si cantava una volta, provate voi a lavorare. In una società a caste chiuse, dove il figlio del notaio fa il notaio, quello del politico fa il politico e quello dell’operaio fa l’operaio, provate ad indovinare quale gruppo ci guadagna di più? Provate a pensare realmente chi ha da guadagnare di più nell’essere conservatore: i precari che lottano per un lavoro che duri di più di una confezione di yogurt, o i politici e gli economisti che insistono a dire che questo è il migliore dei mondi possibili? Chi non ha più nulla da perdere, o chi deve difendere il suo status?

            No, non sono sovversivo, cerco solo di guardare le cose sotto un angolatura diversa a quella della logica Gavazzi/Ichino o Veltroni/Tremonti. Tutto qui.

           

            PS: Potrei stigmatizzarlo con il silenzio, o porre l’accento sulle sue volgarità gratuite. Ma non mi piace vincere facile. Beppe Grillo non mi piace, non mi piace il V-day ed un po’, sotto, sotto, sentivo fin dall’inizio come sarebbe finita. Si parte dalla critica alla politica ed ai politici per arrivare ad affermare che l’unico che ne sarebbe capace è chi critica. Si lancia la proposta di liste civiche, si passa attraverso i blog e poi si arriva a fondare un partito nuovo nuovo. “Ma, mi si dice, una delle clausole per far parte delle liste col bollino “Grillo” è non essere iscritto a nessun partito”. E’ chiaro, ogni statuto di partito prevede che possano aderire solo quelli che già non fanno parte di un altro partito. E poi i blog somigliano ad altri luoghi con parola inglese noti al pubblico italiano: i club. Ecco perché ho smesso di scrivere sul meetup di Beppe Grillo di Matera: non voglio iscrivermi al suo partito, né far parte della sua conta.

            Grillo come Berlusconi? Be’, a parte i capelli. Comunque io non credo che il genovese somigli tanto al sire di Arcore, se non nel modello a cui tutti e due si ispirano, consapevoli o meno. C’è stato un altro uomo che in Italia ha cominciato a parlare male della politica e dei politici di professione, poi ha fondato un movimento sbraitando dai palchi ma senza sostenere nulla di diverso in concreto, poi ha teorizzato, e dopo messo in pratica per legge, la distruzione dei partiti, come Grillo, ed alla fine ha anche preso il potere. Erano gli anni venti, e di capelli, quel tale, ne aveva meno di Berlusconi.

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4 risposte a Di casta in casta

  1. anonimo scrive:

    Se ho capito bene il tuo articolo, credo che tu per primo stia applicando la logica del “chi è senza peccato…”.
    Io critico Grillo per alcune posizioni od eccessi, ma difendo il fatto che lui possa criticare i politici, cosi come credo che lui, nella sua posizione , possa assumere anche toni a volte apparentemente sopra le righe.
    Ne ho scritto anche io di Grillo, tempo fa, se ti puo interessare il mio pensiero da qualche parte nel mio blog c’è…tuttavia al di la dello specifico, questo paese è ammorbato da un modo di pensare mafioso in ogni sua parte.
    Se il politico fa quello che gli pare della sua posizione e tutti lo sanno e a quasi tutti sta bene, è proprio perchè bene o male si pensa che è una ruota che gira, e quindi oggi si fa gli affari suoi lui, ma magari mi avvantaggia anche a me , perchè quando sara il mio turno si chiudera un occhio..
    E la logica delle raccomandazioni per avere un posto di lavoro, solitamente nel pubblico perchè ad essere onesti si ha posto fisso e meno tensioni ed ansia da lavoro, quindi la gente ambisce a quello.
    Ma anche nel privato delle grandi aziende, collegate bene o male a quelle 4 famiglie e ai soliti politici per questioni di appalti, concessioni ecc…
    O delle cooperative, nate per emancipare la classe operaia, finite per sottometterla a contratti capestro…
    O anche per finire nei sindacati che sono diventati in alcuni casi collocamenti per ammanigliati amici di… e candidamente non si interessano di situazioni pesanti all’interno di fabbriche e/o cooperative.
    La sinistra è a pezzi, pezzi piccoli e ben amalgamati con il liquame che abbiamo prodotto..
    scusa lo sfogo…
    Saluti

    Primadirettiva

  2. anonimo scrive:

    Se ho capito bene il tuo articolo, credo che tu per primo stia applicando la logica del “chi è senza peccato…”.
    Io critico Grillo per alcune posizioni od eccessi, ma difendo il fatto che lui possa criticare i politici, cosi come credo che lui, nella sua posizione , possa assumere anche toni a volte apparentemente sopra le righe.
    Ne ho scritto anche io di Grillo, tempo fa, se ti puo interessare il mio pensiero da qualche parte nel mio blog c’è…tuttavia al di la dello specifico, questo paese è ammorbato da un modo di pensare mafioso in ogni sua parte.
    Se il politico fa quello che gli pare della sua posizione e tutti lo sanno e a quasi tutti sta bene, è proprio perchè bene o male si pensa che è una ruota che gira, e quindi oggi si fa gli affari suoi lui, ma magari mi avvantaggia anche a me , perchè quando sara il mio turno si chiudera un occhio..
    E la logica delle raccomandazioni per avere un posto di lavoro, solitamente nel pubblico perchè ad essere onesti si ha posto fisso e meno tensioni ed ansia da lavoro, quindi la gente ambisce a quello.
    Ma anche nel privato delle grandi aziende, collegate bene o male a quelle 4 famiglie e ai soliti politici per questioni di appalti, concessioni ecc…
    O delle cooperative, nate per emancipare la classe operaia, finite per sottometterla a contratti capestro…
    O anche per finire nei sindacati che sono diventati in alcuni casi collocamenti per ammanigliati amici di… e candidamente non si interessano di situazioni pesanti all’interno di fabbriche e/o cooperative.
    La sinistra è a pezzi, pezzi piccoli e ben amalgamati con il liquame che abbiamo prodotto..
    scusa lo sfogo…
    Saluti

    Primadirettiva

  3. anonimo scrive:

    Ciao Primadirettiva
    forse il post scriptum suggerisce un po’ questa idea. Ovviamente no, non intendevo minimamente applicare la logica del chi è senza peccato…, tutt’altro.
    Ciò che invece volevo sottolineare è il fatto che il nostro buon Grillo lancia l’idea dele liste elettorali, e quindi crea un movimento politico, non appena finisce di dire che i partiti sono tutti ricettacoli di nullafacenti privilagiati. E’ ovvio che ha tutta la leggittimità di farlo, però è un pochettino ipocrita.
    Ciò detto, nella pars destruens, Grillo ha un milione di ragioni, e non è mio intento metterle in discussione o negarle.
    Così come condivido tutto quello che dici, ho solo paura, ripeto, che il gioco di dire “così fan tutti” (cosa che peraltro stigmatizzi anche tu) giovi solo a chi oggi sta meglio, a chi detiene e controlla le leve del potere.
    Come sempre, grazie per l’attenzione, Rocco Olita

  4. anonimo scrive:

    Ciao Primadirettiva
    forse il post scriptum suggerisce un po’ questa idea. Ovviamente no, non intendevo minimamente applicare la logica del chi è senza peccato…, tutt’altro.
    Ciò che invece volevo sottolineare è il fatto che il nostro buon Grillo lancia l’idea dele liste elettorali, e quindi crea un movimento politico, non appena finisce di dire che i partiti sono tutti ricettacoli di nullafacenti privilagiati. E’ ovvio che ha tutta la leggittimità di farlo, però è un pochettino ipocrita.
    Ciò detto, nella pars destruens, Grillo ha un milione di ragioni, e non è mio intento metterle in discussione o negarle.
    Così come condivido tutto quello che dici, ho solo paura, ripeto, che il gioco di dire “così fan tutti” (cosa che peraltro stigmatizzi anche tu) giovi solo a chi oggi sta meglio, a chi detiene e controlla le leve del potere.
    Come sempre, grazie per l’attenzione, Rocco Olita

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