Il peccato originale della satira

Salve a tutti,
            e scusate l’assenza, ma credetemi, ho avuto un mese alquanto complicato e complesso, per non dire “pieno”.
            Oggi, però, vorrei parlare del peccato originale della satira secondo il Vaticano: dire le cose per come sono. Mi spiego. L’Osservatore Romano ha paragonato le parole di Andrea Rivera durante il concerto romano del Primo Maggio ad “atti di terrorismo”. Ora, a parte l’innegabile differenza che i terroristi sparano con le pistole ed i comici al massimo sparano cavolate, le parole del quotidiano cattolico mi sembrano quantomeno immotivate.
            Si, perché il povero Rivera dal palco di piazza San Giovanni ha accusato la Chiesa di non evolversi e di aver negato i funerali a Welby, concedendoli, però, a Pinochet e Franco. A parte la valutazione di Rivera sull’evoluzionismo ecclesiastico (che non intendo qui valutare, ma è chiaro che è al massimo un’opinione, non certo un atto terroristico), sulla questione Welby il nostro Andrea non ha certo mistificato la realtà.
            Sono o non sono stati negati i funerali in chiesa a Welby? E Pinochet e Franco hanno o non hanno avuto esequie religiose? Come può il ricordo dei fatti accaduti essere terrorismo?
            Per la Chiesa, porre fine alle proprie sofferenze togliendosi la vita è un peccato. Per me è umano. Io non giudico l’atteggiamento e le opinioni della Chiesa, gradirei non fosse fatto dalla stessa con le mie. Inoltre, Welby non poteva porre fine al suo dolore con le proprie mani ed ha dovuto chiede l’aiuto ad un’altra persona; a mio avviso ciò aggiunge amarezza all’intera vicenda ed ingigantisce ancor più la tragedia dell’uomo coinvolto e della società, incapace di prevedere una norma a riguardo.
            La Chiesa giudica il suicidio un “peccato”, e ritiene che chi di tale si macchi non può essere accolto nella casa di Dio per le esequie. Non giudico. Anche se spesso la stessa Chiesa ha chiuso un occhio, officiando funerali anche a suicidi palesi. Scelte loro. Sta di fatto che a Welby, che si professava credente, sono state precluse le esequie religiose. Questo è un fatto, e ricordarlo non può essere terrorismo.
            Pinochet e Franco, invece, hanno avuto regolari funerali nella casa di Dio. Ed anche ciò che loro avevano fatto, a mia memoria, la Chiesa lo giudica un “peccato”. Solo che nei loro confronti non si è rifiutata di accoglierli nelle sue braccia per l’estremo saluto. Anche questo è un fatto, ed anche in questo caso ricordarlo non può essere terrorismo.
            Si, lo so che ora qualcuno potrà uscirsene fuori e dire che per la Chiesa è sufficiente la conversione in punto di morte per perdonare i peccati e che poi, comunque, sarà Dio a giudicare tutti. Avrei dei dubbi, però, se penso a tutti i criminali rei confessi che sono morti durante una colluttazione od uno scontro a fuoco e sui quali, data l’imprevedibilità della situazione, dubito fortemente della possibilità di una redenzione in extremis e che, comunque, hanno avuto funerali ecclesiastici. Anche qui non giudico le scelte della Chiesa, ma ne parlo.
            Ora, tirando un po’ le somme, per la Chiesa sia Welby sia Pinochet, Franco e tanti altri criminali hanno commesso dei peccati. Solo che quello di Welby era tanto grave da comportare l’impossibilità di svolgere i suoi funerali in Chiesa, quelli degli altri no. Tutto qui. Ora io non giudico le scelte di nessuno, tanto meno quelle della Chiesa. Ma se il rifiuto di officiare un funerale è un parametro per giudicare la gravità di un peccato, è evidente che per la Chiesa è più grave il peccato di Welby (che ha cessato di vivere, uccidendo se stesso) che quelli di Pinochet e Franco (che hanno impedito di vivere a milioni di persone, assassinandone migliaia).
            Ora, se dire ciò è terrorismo allora sono io a non aver capito come va il mondo. Oppure è la satira, come l’informazione, la Storia e la cultura, ad essere macchiata da un peccato originale: quello di voler dire la verità e pensare in proprio.
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3 risposte a Il peccato originale della satira

  1. Leonardomadio scrive:

    Ciao Rocco, sono Leo, l’amico di Salvatore. Personalmente credo che il terrorista della situazione non sia Rivera, le cui esternazioni possono o meno essere condivisibili nonostante siano espressione della opinione popolare, ma la Santa Sede che, in questo modo, attenta alla libertà di espressione e di satira. Si è detto, anche, per avvalorare la loro tesi, che il pericolo era dovuto alla situazione ed alle minacce che, in questi giorni, si facevano sempre più incessanti… Se si dovesse tener conto del possibile “travisamento” non si dovrebbe più fare satira… niente battute sul PD, niente battute su Cofferati, niente battute… Ciao, a presto

  2. anonimo scrive:

    La chiesa in tempi recenti ha “quasi” “obbligato” i politici cattolici a votare contro i DICO. A chi diceva che la chiesa non si poteva permettere di esprimere posizioni simili (che in quel caso erano certo più politiche che teologiche) o, meglio, che non poteva farlo a quel modo, il mondo cattolico rispondeva con un: noi diciamo quello che ci pare e nessuno ci può impedire di farlo.
    Una risposta pericolosa da un punto di vista comunicativo, perchè, ovviamente, invita l’Altro a fare altrettanto. Penso che anche Rivera possa dire a questo punto: io dico quello che mi pare. maremma simoniaca.

  3. anonimo scrive:

    La chiesa in tempi recenti ha “quasi” “obbligato” i politici cattolici a votare contro i DICO. A chi diceva che la chiesa non si poteva permettere di esprimere posizioni simili (che in quel caso erano certo più politiche che teologiche) o, meglio, che non poteva farlo a quel modo, il mondo cattolico rispondeva con un: noi diciamo quello che ci pare e nessuno ci può impedire di farlo.
    Una risposta pericolosa da un punto di vista comunicativo, perchè, ovviamente, invita l’Altro a fare altrettanto. Penso che anche Rivera possa dire a questo punto: io dico quello che mi pare. maremma simoniaca.

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