Si continua a sbattere i nomi in prima

Buon giorno a tutti,
            oggi sono un po’ incavolato. C’è una criminale tendenza in questa nostra Italia che spinge a non voler imparare dagli errori precedenti. Mi spiego: si fa tanto per dire che non è giusto spettacolarizzare la giustizia, che i processi si fanno nei tribunali e non sulle pagine dei giornali, che in un regime di garantismo giudiziario è inconcepibile mettere al patibolo qualcuno come colpevole solo perché indagato e poi, puntualmente, dalla cronaca nazionale a quella locale si reitera la scellerata pratica.
            A cosa mi riferisco? A quanto c’è scritto a pagina 2 del quotidiano lucano “La Nuova” nelle edicole oggi. A centro pagine (e con fondo anche più evidente, caso mai a qualcuno dovessero sfuggire) campeggiano in bella mostra, e con tanto di numerazione in grassetto, i nomi degli imprenditori agricoli coinvolti nell’“inchiesta” sulla “presunta” frode a danno dei fondi UE per gli interventi in agricoltura. Complimenti, caro il mio direttore responsabile Mario Isoldi (visto che ti piace fare i nomi sul tuo giornale: Mario Isoldi, Mario Isoldi, Mario Isoldi….), davvero elegante per un giornale che, dalle righe dell’editorialista Nino Grasso, si atteggia a garante della regolarità della funzione democratica e liberale della stampa.
            Per prima cosa, vorrei far notare alla redazione della nuova che le parole “inchiesta” e “presunta” differiscono dai termini “giudizio” e “certa”. Vale a dire che in fase istruttoria e di indagine non si sa ancora se le persone nominate sulla vostra testata siano colpevoli o meno. Se l’indagine si rivelasse un nulla di fatto, sareste disposti a ripubblicare i nomi, tutti, chiedendo scusa agli interessati e titolando il pezzo con un bel: “I nominativi degli imprenditori assolti dall’indagine sui fondi UE in agricoltura”? Credo proprio di no.
E poi, già pubblicare il nome di qualcuno solo perché indagato lo ritengo stupido, oltre che offensivo della dignità personale, ma in Basilicata ciò si carica dell’aggravante data dal fatto di essere una piccola regione. Sapete, mie cari redattori de “La Nuova”, che in Basilicata siamo talmente pochi che ci conosciamo quasi tutti? E sapete che oggi, nei bar, molti avventori avranno iniziato a commentare il vostro elenco di nomi con: “ah, ho capito chi è questo, quello che ha l’azienda lì”, oppure, “come non lo conosci, il fratello lavora al comune e lui ha sposato…”? O è proprio il macabro e cinico piacere di vedere simili reazioni che vi ha spinti a pubblicare quel dannato elenco? Con l’indicazione del comune, giusto per evitare confusioni dettate da eventuali casi di omonimia, ed i numeri affianco ai nomi, poi, perché? Per darci la possibilità di giocare i numeri di coloro che conoscevamo? Così, giusto da una scorsa dell’elenco “al volo” ho riconosciuto tante persone da compilare un paio di colonne al Superenalotto.
C’è una cosa più di tutte che mi lascia l’amaro in bocca di questa scriteriata vicenda della pubblicazione dei nomi. Io sono un convinto assertore dell’assoluta libertà di indagine della magistrature, della sua insindacabile autonomia. Sono anche convinto, seriamente, che l’Italia possa avvalersi di ottimi inquirenti. Per tutte queste due considerazioni di fondo, vedere pubblicati i nomi di soggetti coinvolti in un indagine prima dell’eventuale giudizio mi contraria non poco. Se questi stessi imprenditori verranno poi assolti, nessun giornale pubblicherà i loro nomi. Ciò comporterà che, per l’opinione pubblica, Tizio o Caio, i cui nomi oggi compaiono sul giornale, sarà sempre “colui che è stato indagato per quella frode sui fondi UE”. Tutto questo accanimento mediatico ha, come primo ed unico risultato, quello di sfiduciare il cittadino nei confronti della Giustizia. Questa sarà infatti sempre vista come il Moloch capace di condannare tutto e tutti, anche quando si è innocenti. In realtà, la condanna degli innocenti, in questo caso come in tanti altri, è solo opera di chi, gestendo uno strumento di informazione come un pulpito, si crede il vero ed unico depositario della verità. Una verità a gettoni, però, da vendere per qualche punto in più di share o per due copie in più vendute che fanno salire l’appetibilità del giornale verso i pubblicitari.
Capisco le difficoltà di scrivere un giornale in una regione che, in pratica, non ha cronaca nera o giudiziaria, ma se per sopperire a ciò si pubblicano tutte le indagini, comprese di nomi e codici fiscali degli indagati, portati avanti dalle varie procure territoriali siamo alla frutta.
“Pochi sì ma mica scemi”, ha chiosato, a proposito del popolo lucano, nel suo editoriale di oggi Mimmo Sammartino su “La Gazzetta di Basilicata”; concordo. E credo, cari amici de “La Nuova” che quei pochi e mica scemi lucani potrebbero stancarsi di leggere giornali che pubblicano elenchi di tal risma.
Ovviamente, è questo un pensiero che vale per tutte quelle testate, regionali e nazionali, che continuano, imperterrite, a sbattere i nomi dei semplici indagati in prima pagina, indicandoli al pubblico ludibrio e sperando così di vendere quella fatidica copia in più. Ma siete quotidiani d’informazione o tabloid scandalistici?
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