Quando saltano gli Ordini

Salve a tutti,
            ho visto cose in Italia che voi umani non potete nemmeno immaginare: politici schiavi dell’America e cantori del suo stile di vita pronti a crocifiggere chi una parte, la parte sana direi, di quello stile ha voluto introdurre; tassisti lamentarsi delle tariffe alte degli avvocati ed avvocati strepitare per la mancanza di taxi e per i costi esosi pronti, ognuno per suo conto, a contestare un provvedimento di legge indirizzato a favorire concorrenza ed abbassamento dei prezzi; farmacisti lanciare sfide e minacce di serrate per evitare che loro colleghi, figli di chi non possiede una farmacia, potessero trovare un lavoro per loro adeguato nelle catene della grande distribuzione organizzata o per evitare che qualcuno potesse, estrema bestemmia comunista, risparmiare qualcosina sull’acquisto dell’aspirina; ho visto i poveri essere accusati di “sovversione” solo per aver pensato di poter risparmiare un po’ del loro misero stipendio o pensione da chi, per diritto di nascita, appartiene alle caste di notai, avvocati, commercialisti, farmacisti, eccetera, eccetera, eccetera.
            A scanso di equivoci e per chiarire ogni dubbio, io sono scritto all’Ordine dei giornalisti e sono per l’abolizione degli Ordini professionali…quello dei giornalisti per primo. Così, quando dico Ordini sapete che intendo proprio tutti gli Ordini professionali.
            Dopo questo piccolo chiarimento vorrei spiegare come io vedo la questione del “decreto Bersani”. A parte le libere licenze – ed è proprio il caso di dirlo – da Blade Runner, credo davvero che l’appartenenza ad un Ordine (Corporazione o Gilda che dir si volgia) sia foriera di schizofrenia. L’altra sera parlavo con un autotrasportatore, solidale con i tassisti. Strenuamente, egli difendeva le ragioni dei professionisti del Cab – come direbbero sulle sponde del Tamigi – criticando le scelte del decreto Bersani. Ora io non voglio difendere il dicastero di Via Veneto (anche se ospita come sottosegretario uno dei migliori politici lucani) a qualunque costo, ma, giocoforza, devo difendere un’azione in cui ho sempre creduto. E poi. Il mio amico autotrasportatore, dopo la filippica contro Bersani e Co., ha convenuto con me che le tariffe dei notai, avvocati e assicurazioni sono eccessivamente alte e che ciò è dovuto, sostanzialmente, al solo fatto che fra loro essi sono talmente solidali da fare cartello. Ora, non ho avuto occasione di parlare con un avvocato od un notaio ma sono sicuro che questi si lamentano delle tariffe troppo alte dei tassametri…come dicevo prima, appunto.
            Ecco dunque la schizofrenia: ognuno si lamenta dell’eccessivo corporativismo degli altri, salvo poi arroccarsi nella difesa dei privilegi della propria professione e del proprio status quo.
            In Italia c’è una brutta abitudine, conosciuta da altre parti con il nome di familismo amorale. Chiariamo, non è il solito e sano “i figli so’ piezz e cor”: è privilegio di casta. Conoscete un farmacista che non è figlio, nipote, fratello di un altro farmacista? Se siì siete fortunati. E vale anche per i notai, avvocati e, in misura meno frequente, anche per commercialisti, giornalisti, ingegneri, architetti…In Italia anche i commercianti sono “commercianti da generazioni”.
            Essere “da generazioni” non è garanzia di qualità, come spesso si cerca di far passare. Conosco bravi avvocati che sono figli di ingegneri piuttosto che di operai, e che hanno acquisto le loro capacità sui libri e con la pratica. E senza lo studio di papà. L’Ordine, o, sarebbe più opportuno, la Casta in Italia ha solo due effetti: limita la possibilità di accesso alle professioni dei giovani non figli di papà e falsa il regime di concorrenza, con un aumento dei prezzi stimato mediamente nel 7,4 per cento con punte del dieci. Questi notai e farmacisti che, per diritto di nascita, non fanno la “gavetta” rappresentano la vera arretratezza dell’Italia, altro che votare “No” al referendum sulla “riforma” di Calderoli alla Costituzione.
            In altre parole, gli effetti del familismo amorale italiano possono essere tradotti con due semplici affermazioni: la limitazione della concorrenza che colpisce i diritti dei cittadini consumatori, e la limitazione per i giovani, per tutti i giovani, di svolgere la professione che vogliono; altro che “La classe operaia va in Paradiso”.

            A proposito di classe operaia, e a parte la stranezza di sentir giudicare un provvedimento liberista degno degli Stati Uniti “un’azione da regime Sovietico”, non era Berlusconi che accusava la sinistra di perseguire la strampalata e criminale idea di considerare i figli degli operai simili ai figli dei professionisti?

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4 risposte a Quando saltano gli Ordini

  1. etienne64 scrive:

    C’é una cosa che non capisco: perchè abolendo gli ordini i prezzi dovrebbero calare?
    C’é una leggina economica molto semplice, quella dell’utilità marginale: se fare una certa cosa non mi rende più che tanto, andrà a finire che non la faccio.
    Concretamente, gli effetti dlele liberalizzazioni gli abbiamo visti: provocano nell’immediato un calo di prezzo, prezzo che poi tende a risalire ed assestarsi su un livello fisiologico di guadagno. Il tutto con un abbassamento del livello qualitativo.
    Ora, la ragione per cui le professioni sono state storicamente e ovunque protette (non solo in Italia) è impedire che la qualità del lavoro scenda troppo. Lavorare bene (oltre un certo limite) non è efficente in termini di piazzzamento suil mercato.

  2. etienne64 scrive:

    C’é una cosa che non capisco: perchè abolendo gli ordini i prezzi dovrebbero calare?
    C’é una leggina economica molto semplice, quella dell’utilità marginale: se fare una certa cosa non mi rende più che tanto, andrà a finire che non la faccio.
    Concretamente, gli effetti dlele liberalizzazioni gli abbiamo visti: provocano nell’immediato un calo di prezzo, prezzo che poi tende a risalire ed assestarsi su un livello fisiologico di guadagno. Il tutto con un abbassamento del livello qualitativo.
    Ora, la ragione per cui le professioni sono state storicamente e ovunque protette (non solo in Italia) è impedire che la qualità del lavoro scenda troppo. Lavorare bene (oltre un certo limite) non è efficente in termini di piazzzamento suil mercato.

  3. olitarocco scrive:

    Hai ragione, in linea di massima, sul fatto che le corporazioni, almeno nell’idea fondante, nascono per migliorare e garantire la qualità del lavoro. Ma anche per tutelare i professionisti: e fin qui nulla di strano.
    Ciò che però rappresenta la vera anomalia, è che queste corporazioni, od Ordini, in Italia rappresentino delle vere e proprie Caste. I figli dei farmacisti sono farmacisti, i figli dei notai sono notai e via discorrendo.
    Ora, la chiusura così ferrea dell’accesso alle professioni, a mio giudizio, è quanto meno antiquata, dato che, nei fatti, limita, se non addirittura impedisce, l’accesso ad un determinato lavoro di chi non appartiene alla Casta.
    Fuor di metafora, è difficile, ma davvero, che, in tale situazione, mio figlio (quando e se ne avrò uno) diventi notaio o farmacista.
    Credo, però, che se un ragazzo voglia fare il notaio dovrebbe avere, de facto e non solo de iure, la possibilità di farlo.
    Perché i prezzi dovrebbero calare? Be’, provo con un’ipotesi. Se io sono un giovane avvocato appena entrato nella professione, e se non c’è un ordine che me lo impedisce, per “farmi strada” potrei decidere di abbassare i prezzi, anche sotto quello che ora è il tariffario minimo. Anche perchè – parlo ora da cliente – se devo spendere gli stessi soldi (dato che il “giovane” non può chiedere meno) da un neo avvocato o da un principe del foro di trentennale esperienza, difficilmente mi recherò per un consulto dal giovane, anche se laureato con il massimo dei voti, plurispecializzato o altro.
    Perché si configura la Casta? Perche il principe del foro di cui prima, se ha un figlio, lo associa al suo studio ed il figlio del principe, il principino, gode, innegabilmente, di un’aurea e di un rispetto riflessi…anche se è un perfetto idiota, laureatosi per raccomandazioni paterne, anche se in tribunale fa scena muta: anche se è una sorta di “muto agevolato” come un sagace sindaco siciliano definì un assessore impostogli solo perché figlio di un onorevole.
    Questo è un motivo per cui potrebbero scendere i prezzi. Ma c’è un altro effetto che giustamente hai sottolineato. I prezzi calano e poi risalgono. E ciò fa parte, sempre a mio avviso, della seconda categoria di sistema protezionistico da smantellare: le lobby.
    Gli esempi di privazzazioni che abbiamo sotto gli occhi (energia, comunicazioni, banche) sono tutte finite in lobby e cartelli che negano, di fatto, la reale concorrenza.
    Combattendole, potremo avere un significativo calo dei prezzi; tutelandole, esse continueranno a fare con noi il bello e cattivo tempo.
    Una riforma seria e precisa del sistema bancario ed assicurativo, del sistema energetico e delle comunicazioni, una riforma che concretizzi la possibilità di accesso ai diversi settori di nuovi “competitors” – come oggi piace a molti definirli – può significativamente determinare un miglioramento delle condizioni dei cittadini/consumatori.
    Ah, dimenticavo. Non solo le corporazioni in Italia tendono a fare cartello, definendo la chiusura all’esterno dovuta alla tutela dei loro privilegi un modo per garantire la qualità del loro lavoro. Ma, per il loro carattere “ereditario” si configurano come il male antico, figlio di una sottocultura classista, conservatrice, e, quindi, di destra, che ancora rode e corrode dall’interno il nostro sistema Paese: il familismo amorale.
    Grazie per l’attenzione riservatami, Rocco Olita

  4. olitarocco scrive:

    Hai ragione, in linea di massima, sul fatto che le corporazioni, almeno nell’idea fondante, nascono per migliorare e garantire la qualità del lavoro. Ma anche per tutelare i professionisti: e fin qui nulla di strano.
    Ciò che però rappresenta la vera anomalia, è che queste corporazioni, od Ordini, in Italia rappresentino delle vere e proprie Caste. I figli dei farmacisti sono farmacisti, i figli dei notai sono notai e via discorrendo.
    Ora, la chiusura così ferrea dell’accesso alle professioni, a mio giudizio, è quanto meno antiquata, dato che, nei fatti, limita, se non addirittura impedisce, l’accesso ad un determinato lavoro di chi non appartiene alla Casta.
    Fuor di metafora, è difficile, ma davvero, che, in tale situazione, mio figlio (quando e se ne avrò uno) diventi notaio o farmacista.
    Credo, però, che se un ragazzo voglia fare il notaio dovrebbe avere, de facto e non solo de iure, la possibilità di farlo.
    Perché i prezzi dovrebbero calare? Be’, provo con un’ipotesi. Se io sono un giovane avvocato appena entrato nella professione, e se non c’è un ordine che me lo impedisce, per “farmi strada” potrei decidere di abbassare i prezzi, anche sotto quello che ora è il tariffario minimo. Anche perchè – parlo ora da cliente – se devo spendere gli stessi soldi (dato che il “giovane” non può chiedere meno) da un neo avvocato o da un principe del foro di trentennale esperienza, difficilmente mi recherò per un consulto dal giovane, anche se laureato con il massimo dei voti, plurispecializzato o altro.
    Perché si configura la Casta? Perche il principe del foro di cui prima, se ha un figlio, lo associa al suo studio ed il figlio del principe, il principino, gode, innegabilmente, di un’aurea e di un rispetto riflessi…anche se è un perfetto idiota, laureatosi per raccomandazioni paterne, anche se in tribunale fa scena muta: anche se è una sorta di “muto agevolato” come un sagace sindaco siciliano definì un assessore impostogli solo perché figlio di un onorevole.
    Questo è un motivo per cui potrebbero scendere i prezzi. Ma c’è un altro effetto che giustamente hai sottolineato. I prezzi calano e poi risalgono. E ciò fa parte, sempre a mio avviso, della seconda categoria di sistema protezionistico da smantellare: le lobby.
    Gli esempi di privazzazioni che abbiamo sotto gli occhi (energia, comunicazioni, banche) sono tutte finite in lobby e cartelli che negano, di fatto, la reale concorrenza.
    Combattendole, potremo avere un significativo calo dei prezzi; tutelandole, esse continueranno a fare con noi il bello e cattivo tempo.
    Una riforma seria e precisa del sistema bancario ed assicurativo, del sistema energetico e delle comunicazioni, una riforma che concretizzi la possibilità di accesso ai diversi settori di nuovi “competitors” – come oggi piace a molti definirli – può significativamente determinare un miglioramento delle condizioni dei cittadini/consumatori.
    Ah, dimenticavo. Non solo le corporazioni in Italia tendono a fare cartello, definendo la chiusura all’esterno dovuta alla tutela dei loro privilegi un modo per garantire la qualità del loro lavoro. Ma, per il loro carattere “ereditario” si configurano come il male antico, figlio di una sottocultura classista, conservatrice, e, quindi, di destra, che ancora rode e corrode dall’interno il nostro sistema Paese: il familismo amorale.
    Grazie per l’attenzione riservatami, Rocco Olita

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