Parlate a chi vi vuol ascoltare, ma rispettate gli altri

Salve,
            oggi vorrei parlare di uno studio del Vaticano, condotto dal cardinale colombiano Alfonso Lopez Trujillo, pubblicato di recente e che già è balzato agli onori della cronaca. Il documento, dal titolo emblematico “Famiglia e procreazione umana”, è, ovviamente, una panoramica su, ma per i toni si potrebbe ben definire “una filippica contro”, aborto ed unioni di fatto, ma anche educazione sessuale e femminismo.
            Il tono di critica è chiaro, tanto quanto note sono le posizioni della Chiesa sugli argomenti. E le posizioni, come tutte, sono rispettabili anche quando non condivisibili. La Chiesa ha il diritto di esprimere le proprie posizioni e, in linea di massima, sono contrario alle facili “scandalizzazioni” a cui siamo abituati in Italia ad ogni sortita di Ruini e Co. Ruini ha il diritto di dire la propria, e, anche non condividendo il suo pensiero, sarei pronto, come Voltaire, a dare la vita per il suo diritto di esprimerlo. E qui finisce, però, la mia difesa delle posizioni che, da troppo tempo, la Chiesa sta assumendo in merito alla “Libertà”. Già, perché si tratta proprio di questo: Libertà, quella con la “elle” maiuscola. Libertà di vivere come e con chi si vuole, libertà di seguire i propri orientamenti sessuali, libertà di cambiare sesso ed essere accettati per le proprie scelte, libertà, poi, di essere rispettati per quello che si è. Anche e soprattutto dalla Legge.
            Perché se è giusto che il Clero parli alle coscienze dei suoi fedeli, è altrettanto giusto che lo Stato riconosca l’uguaglianza di tutti dinnanzi alla propria legge. In altre parole, così come la stessa Chiesa ammette che il fatto che una cosa sia “Legge” per uno Stato non significa direttamente che essa sia “Morale” per i fedeli, lo Stato dovrebbe capire che il fatto che una cosa sia “Morale” per una confessione non significa che essa debba divenire una sua “Legge”. Semplificando ulteriormente, se i cattolici ritengono che le unioni di fatto siano contro la propria morale evitino di praticarle, ma riconoscano e lascino il diritto agli altri di vivere secondo la propria morale la loro vita.
            I toni del cardinale Trujillo, invece, sono eccessivi per uno studio o per un testo divulgativo. In questo modo, purtroppo, si spinge davvero a considerare diversi e reietti tutti coloro che non la pensano come chi crede negli insegnamenti della Chiesa. Io proverei ad amare il prossimo “così com’è” prima di avventurarmi in facili accuse e anatemi. Un omosessuale è prima di tutto un individuo, e deve avere tutto il rispetto possibile da parte della società. Deve poter vivere con chiunque voglia, senza che nessuno debba impedirglielo “per Legge”. Per quale ragione, poi, uno Stato non debba riconoscere i diritti dei suoi stessi cittadini, o di una parte di essi, davvero non lo capisco. Se due persone vivono insieme, è giusto che uno abbia il diritto di assentarsi dal lavoro se l’altro sta male. Riconoscere questo diritto non vuol dire minare le fondamenta della famiglia tradizionale. Io mi sposerò fra qualche mese, e, davvero, la mia concezione della famiglia non è minimamente compromessa dal pensiero che potrebbe esserci un’altra possibilità di “unione”. Mi sposo in Chiesa e voglio fondare una famiglia come quella in cui sono cresciuto perché così ho scelto liberamente. Non perché questo è l’unico modo possibile. Se il concetto di famiglia, come molti sembrano affermare, ha bisogno di leggi a tutela per non essere disperso, allora il problema non è nelle leggi che mancano, ma nel concetto. Personalmente ritengo che la famiglia necessiti di leggi a sostegno, non di leggi a tutela mirate ad “escluderne i concorrenti”.
            Sulle adozioni da parte di coppie omosessuali, lo ammetto, anch’io devo razionalmente superare una restrizione mentale dovuta alla mia stessa formazione. Ma poi penso a tutte quelle centinaia di bambini che ogni giorno soffrono per la mancanza di amore, ed a quanto per loro potrebbero fare genitori amorevoli, indipendentemente dal loro sesso e dai loro stili di vita.

            Un’ultima cosa. Trujillo attacca anche i movimenti femministi condannandoli perché, a suo dire, “hanno esacerbato il carattere della relazione fra individui”. Come se il voler essere considerate più che semplici sguattere al servizio di uomini/padroni fosse un reato. Ma la concezione del femminismo di alcuni esponenti della Chiesa era chiara da tempo, e non voglio analizzarla qui per l’innato rispetto che porto verso tutte le donne del mondo. Vorrei solo ricordare un’affermazione del 2004 dell’allora cardinale Ratzinger sulla donna, definita “diversa dall’uomo” secondo una differenza, che non va “negata” o “livellata”, ma “riconosciuta”. Non voglio giudicare le espressioni di altri, non mi arrogo tale diritto, chiedo solo perché questo stesso concetto il Clero non possa applicarlo anche a chi la pensa diversamente dalla Chiesa?

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