Solo che Lerner e Cuperlo hanno detto altro

Gad Lerner scrive su Twitter: «L’Italia leghista è un rivolgimento profondo, sociale e culturale prima ancora che politico, come testimonia il voto nelle ex regioni rosse. Già in passato le classi subalterne si illusero di trovar tutela nella trincea della nazionalità. Non finì bene». Giù il diluvio. Per il parallelo col ventennio? Ma che; per quel termine «classi subalterne». Di tutto piove sulla testa social del giornalista: dall’abusata accusa d’esser un radical chic al disprezzo per il suo sentirsi superiore dal popolo, fino alle più o meno velate allusioni al fatto che la sua distanza dal sentire delle genti italiche sia figlia del suo essere ebreo.

Solo che Lerner parlava d’altro, e quel «classi subalterne» non era che l’uso di un termine proprio della sociologia e della filosofia politica marxiana. O era radical chic pure Gramsci, per il quale le classi subalterne erano, in sintesi, quelle che subivano l’iniziativa delle classi dominanti, in pratica, si potrebbe dire oggi, le vittime delle decisioni delle élites? Col suo post, il giornalista voleva ricordare che l’idea di risolvere il problema della mancanza di sicurezza sociale restringendo il perimetro dell’accesso ai diritti e alle tutele in base alla nazionalità (o peggio, alla razza) è un pericoloso azzardo a cui quelle classi, il popolo, ha già ceduto in passato. Con gli esiti che sappiamo. Che c’entra «la sinistra col Rolex»? Nulla, appunto. Ancora peggio è andata a Cuperlo, ospite lunedì della scorsa settimana nella trasmissione L’aria che tira, su La7.

L’ex presidente Pd riflettendo sui numeri delle ultime elezioni, dice: «​A me colpisce che oggi la Lega sia il primo partito in Sardegna. In Sardegna, il 33% dei ragazzi tra 14 e 18 anni che frequenta la secondaria non completerà il corso di studi. E questo governo, cui la Lega è azionista di riferimento, non ha fatto alcunché sulle politiche del diritto allo studio. O noi riusciamo a ricollegare la nostra offerta, la nostra iniziativa politica, la nostra proposta alle condizioni materiali di vita di quelle persone oppure continueremo a fare dei ragionamenti molto vaghi». È ineccepibile; parla dei limiti della sua parte politica, e si chiede come mai questa non sia stata in grado di far comprendere e portare all’attenzione del dibattito pubblico una serie di reali problemi sociali, per i quali nulla fa il Governo attuale, offrendo un’alternativa credibile, anche a livello di racconto della realtà. Sintesi dell’emittente televisiva alle sue parole? «Cuperlo (Pd): “Lega primo partito in Sardegna dove il 33% non termina la scuola secondaria”». Il diluvio, pure qui, tra chi accusa il malcapitato triestino di essere un intellettuale fuori dal mondo a chi lo attacca dandogli, per le sue parole sul voto nell’isola, apertamente del razzista. A lui, con moglie sarda e figlia nata a Cagliari, e da parte di chi difende un partito come quello di Salvini.

Cuperlo non ha mai detto che, in Sardegna, la Lega è il primo partito perché la votano quelli che non finiscono le medie. Parlava di quelli che le medie le fanno oggi, e quindi non votano ancora, parlava del fatto che i livelli di abbandono scolastico lì sono tanto spaventosi quanto ignorati da chi governa, e di come, a questo e ad altri problemi, bisogna offrire una proposta politica in grado di collegarsi alle condizioni e alle esigenze materiali dei cittadini a cui poi si chiede il voto. Di questo parlava.

Ma il chiacchiericcio social impone altri temi e tempi, indisponibili all’approfondimento.

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