Dopo potrebbe essere troppo tardi

«Per dirla liscia: si inventano le leggi per come gli gira e se le applicano. Se le costruiscono su misura e se le fanno rispettare. E quando il potere esecutivo e quello legislativo passano sotto un unico controllo, e senza che nessuno abbia la voglia o la forza di contrapporsi, è in quell’istante che le democrazie liberali diventano illiberali». Così, perfettamente, Mattia Feltri nel suo Buongiorno sulla Stampa di martedì.

Nel mai tanto ringraziato cambio di notista del mattino sul quotidiano torinese, spesso si leggono cose interessanti e precise; quanto riportato qui sopra, secondo me, è uno degli esempi migliori. E Feltri è anche puntuale nel ricordare come questa deriva, questo mito del governo al di sopra di tutte le cose, questa pulsione alla stabilità, si potrebbe dirla, volendo esser un filo più polemici, non nasca oggi. Solo che oggi, con le platee date e gli scenari ipotizzabili, assume toni e colori più preoccupanti. Addirittura, con ambizioni potenzialmente realizzabili di costituzionalizzare totalmente questa supremazia del capo attraverso forme stringenti di vincolo di mandato.

Il vero problema, come individua lo stesso Feltri, e che tutto ciò ha a che fare con quello che accade nella repressione del dissenso. Il dramma, invece, è che, a turno, chi è maggioranza non vuole guardare negli occhi il mostro che nutre perché gli fa comodo che sia ben pasciuto, finché è il molosso a guardia del proprio palazzo. Salvo poi scoprire di aver nutrito Cerbero, e che quell’oasi di sicurezza vista tale dal comando, nasconde un inferno di prepotenze al solo guardarla dal di fuori.

Cosa che ben sapevano alcuni di quelli che mai c’erano entrati, tra l’altro.

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