Perché lui è il custode dei suoi fratelli

«Mi assumo tutta la responsabilità. E non devo dare spiegazioni, c’è poco da darne. Ci ricordiamo cosa accadde l’ultima volta che ci fu un blackout a Roma? Mancò la luce per poche ore e fu un dramma. Ecco, adesso s’immagini cosa può significare restare senza luce per sei giorni. Ci sono cinquecento persone, in quel palazzo, un centinaio di bambini…». Così l’elemosiniere del Papa a Gian Guido Vecchi, per il Corriere della Sera di ieri. E da loro, nulla ti aspetti di diverso.

Non è solo il coraggio, a dare spirito alle parole del cardinale Konrad Krajewski e a spingerlo in un tombino per riattivare la luce nell’edificio ex Inpdap di via Santa Croce in Gerusalemme, a Roma, occupato da 450 persone che erano senza energia elettrica, lasciando sul posto il suo biglietto da visita, a scanso di equivoci. «Violare i sigilli è un reato» e «manomettere una centrale elettrica di media tensione poteva essere pericolo», come dice Acea, la multiservizi municipalizzata capitolina, in una sua nota riguardo l’accaduto? Certo che sì e sono anche certo che il prelato lo sapesse; ecco perché se ne assume la responsabilità. Ma lui è il custode dei suoi fratelli, e loro avevano bisogno d’aiuto. Tutto qui.

Vedete, non sto dicendo che se uno vuole qualcosa è giusto che se la prenda, e non credo che questo volesse dire l’eminenza col suo gesto. Sto dicendo, e penso di interpretare il senso di quel fatto, che l’ingiustizia va combattuta nel momento in cui avviene, per quello che è e per come si manifesta. Lo spiega bene il porporato a Vecchi che gli chiede pure delle bollette non pagate in quello che ormai è noto come Spin Time Labs, bene comune ed esperimento di rigenerazione urbana, oltre che l’unico tetto disponibile per 150 famiglie: «Si parla di soldi, ma non è questo il problema. Ci sono dei bambini. E allora, la prima domanda da porsi è perché siano lì, per quale motivo. Com’è possibile che delle famiglie si trovino in una situazione simile?».

Ora, si può dare a questa domanda e queste necessità la risposta che ha dato lui, oppure quella di chi pensa ai 300 mila euro arretrati che quegli occupanti, che non saprebbero dove altro andare, devono all’azienda dell’energia elettrica, dimenticando i 49 milioni che il proprio partito, non da adesso andato al potere, deve a tutti gli altri, occupanti compresi, comodamente dilazionati in ottant’anni e a interessi zero.

In fondo, è sempre e solo una questione di scelte.

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