Un applauso per Virginia Raggi

Dal Papa uno se lo aspetta: ha le spalle abbastanza larghe per il suo passato e la propria storia e il mandato e l’autorità per dire quello che ha detto, invitando in Vaticano la famiglia rom assegnataria di un alloggio popolare nel quartiere di Casal Bruciato, a Roma. Da chi per scelta di carriera ha bisogno del consenso e milita in uno schieramento che un appoggio simile non lo gradisce per nulla, meno. Nonostante ciò, la sindaca di Roma l’ha fatto, e ha fatto bene.

Lodi a Virginia Raggi. Non era facile, eppure ci è andata. Sapeva di sfidare urla e fischi, aveva già sentito le offese che le sarebbero state rivolte dalle canaglie fasciste lì assembrate, a lei in modo particolare, in quanto donna prima che sindaco, ma è stata lì. Soprattutto, conosceva quanto poco il suo gesto sarebbe stato gradito da una certa opinione pubblica (e anche da ominicchi e quaquaraquà del suo stesso partito, che nemmeno il coraggio di dirle in faccia il loro dissenso hanno avuto, e lì, con lei, non ci sono andati), però ci ha messo corpo e fascia tricolore, dove lo Stato in quel momento doveva stare: nella difesa del diritto dei deboli e contro la barbarie aizzata dai professionisti dell’odio, nutrita nel rancore razzista che fa presto a incendiarsi e che abbondantemente riempie i solchi scavati dal pregiudizio e aggravati dal disagio nelle nostre città. Brava, brava, brava.

I fatti per cui ha sentito il dovere di muoversi, invece, quelli sono inqualificabili. Io, una scena come quella, decine e decine di persone assembrate e istigate contro una famiglia, urla di quel genere e di quel contenuto contro una donna e i suoi figli, bambini atterriti in braccio ai genitori; che uomini siete? Che donne siete, voi che avete schiumato di rabbia contro una sola famiglia? Quel quartiere ha problemi seri, ovviamente. Alti livelli di disoccupazione, lo so. Povertà, certo. Ma non è colpa di quella famiglia che stavate per linciare.

Perché è con loro che ve la siete presa, non con i responsabili dello stato delle cose.

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