Ma a lei chi l’ha detto?

Simone di Torre Maura, Roma, ormai lo conosciamo quasi tutti. E devo dire, senza inutili giri di parole, che il ragazzo ha coraggio. Tanto. Affrontare come ha fatto quei tizi difendendo un principio che sarebbe normale, se non vivessimo in tempi impazziti, non è da tutti. Infatti, nessun altro l’ha fatto e nessuno a gli ha dato una mano nel farlo. Poi, dopo, in tanti l’abbiamo condiviso; a livello di social, non di strada. Ed è tutt’altra situazione.

Nei giorni a seguire, si è anche discusso del tweet sulla vicenda scritto da Elena Stancanelli, firma de La Repubblica e Il Manifesto e autrice, fra gli altri, dei romanzi Benzina e La femmina nuda. Le sue parole le abbiamo lette e commentate in molti, ma io avrei un’altra domanda da porle, se mai potessi farlo: come può lei dire che Simone «non sappia parlare in italiano»? Cioè, indipendentemente dal fatto che possa o meno essere come scrive, a lei chi l’ha detto, da cosa l’ha capito? Perché l’ha sentito parlare per cinque minuti in una strada del quartiere dove lui è nato e cresciuto? Non credo basti. Perché, a parte che il contesto era poco adeguato allo sfoggio di un registro aulico, io conosco tante persone che parlano e scrivono bene in italiano, eppure in casa, in famiglia, con gli amici e nei luoghi dove sono nate e cresciute non lo usano mai.

L’uso del gergo di una periferia o del dialetto di un paese nulla tolgono, immagino, alla conoscenza dell’italiano convenzionale e codificato. E per quanto la Stancanelli abbia poi spiegato meglio il suo pensiero, aggiungendo che «quel ragazzo verrà schiacciato dal mondo se non trova parole vere, comprensibili fuori dal suo quartiere», la mia domanda rimane tutta in piedi: come fa a dirlo? La cultura e la conoscenza delle parole per comprendere e farsi comprendere sono importanti; non credo che questo la scrittrice possa saperlo quanto i figli dei cafoni per quello andati a scuola. Tuttavia, con un curioso processo induttivo, da quei pochi secondi in video, lei stabilisce che lui, tout court, «non sappia l’italiano» e quindi sia condannato a essere «schiacciato dal mondo».  

Non le usava in quel contesto; non è detto che non le abbia trovate e che continui a cercarne.

Questa voce è stata pubblicata in libertà di espressione, società e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento