Così è perché non avete vinto voi

Mi è tornata in mente l’altra sera, guardando in televisione una specie di dibattito in cui un tale (non ne ricordo il nome, ma nulla aggiungerebbe a questa riflessione il saperlo) citando in modo approssimativo il Voltaire di Tallentyre, spiegava che gli oscurantisti riunitisi a Verona, gli alunni del sole nero di Bannon e i neo sansepolcristi avevano tutti diritto di dire la loro, sebbene lui, bontà sua, di quelle tesi non condividesse nemmeno un preambolo. E così si è fatto largo nei miei ricordi un aneddoto raccontatomi da un amico, al quale ho pure chiesto di definirlo meglio.

In un’intervista concessa a Isabella Insolvibile (ora in Meridione. Nord e Sud del Mondo, anno IX, num. 1, gennaio-marzo 2009), Vittorio Foa ricordava: «A me è capitato, una volta, di partecipare ad una trasmissione televisiva insieme ad un senatore fascista [Giorgio Pisanò, NdA] che faceva dei grandi discorsi di pacificazione: “In fondo eravamo tutti patrioti… Ognuno di noi aveva la patria nel suo cuore…”, etc., etc. Io lo interruppi dicendo: “Un momento. Se si parla di morti, va bene. I morti sono morti: rispettiamoli tutti. Ma se si parla di quando erano vivi, erano diversi. Se aveste vinto voi, io sarei ancora in prigione. Siccome abbiamo vinto noi, tu sei senatore”. Questa è una differenza capitale». E quelli che inneggiano a passati dittatoriali o a periodi bui della storia dell’umanità non esprimono solamente una loro opinione, vorrebbero vincere e farsi potere. E già sappiamo come andrebbe a finire in quel caso.

Per questo non ci sto al racconto stucchevole per cui la libertà di espressione e parola vale per tutti e per ogni cosa si voglia dire; perché non è così. Se vincessero alcune idee, quella libertà di fatto sparirebbe, e sarebbero stati proprio i difensori e i propugnatori del principio della sua intangibilità a rendere possibile e a propiziare quella sparizione. Se, al contrario, è quella libertà che si vuole difendere non si può concederla con tanta superficialità a chi, una volta presa nel suo diritto, ne farebbe strame.

Contradditorio? Sì, come sempre lo sono le cose che non si piegano a un’unica verità.

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