Non è vero che le nuove generazioni non abbiamo ideali

Nelle passate settimane, due fatti hanno un po’ smontato la retorica che vuole le nuove generazioni totalmente assenti sul piano degli ideali forti o, in seconda istanza, al massimo interessate alla difesa dei diritti civili e dei temi senza alcuna rilevanza per l’esistenza pratica delle persone (quasi che un diritto negato o l’ambiente avvelenato non avessero ripercussioni sugli esseri umani). In ordine sparso, nel solo mese di marzo scorso abbiamo avuto la manifestazione, in gran parte piena di ragazze e ragazzi, contro gli oscurantisti del World Congress of Families, quella milanese, anche qui giovanile per la maggior parte, contro il razzismo e per l’accoglienza, gli Youth for Climate e la notizia della scomparsa di Lorenzo Orsetti, giovane anarchico italiano morto combattendo contro l’Isis a fianco delle milizie curde dell’Ypg.

Proprio Orsetti incarna al meglio il contrasto nei fatti alla narrazione trionfante. Un certo discorso egemonico racconta i giovani di oggi totalmente alieni dai grandi ideali. Per questi, al contrario e ben lungi da quanto quei narratori sarebbero capaci di fare, il giovane Lorenzo si è arruolato, ha combattuto ed è morto. Come gli anarchici, i comunisti e persino i fascisti – ovviamente, con tutte le differenze dei diversi casi – che negli anni trenta partivano per la guerra civile spagnola. Stendendo un pietoso velo sulla volgare oratoria che qui s’è adagiata sulla commemorazione del martire per la libertà, che se fosse rientrato sulle sue gambe, gli stessi, avrebbero voluto alla sbarra insieme ai suoi compagni torinesi, la sua vita dimostra che non è vero che i nati tra la fine e l’inizio di questo nuovo millennio non abbiano ideali per i quali combattere e morire: è che non sono i vostri.

Si può certo discutere se siano quelli migliori e più giusti per cui spendersi, ma è una pratica oziosa. Soprattutto perché, a dire oggi che non ci sono più visioni di mondo utili per dare tutto quello che si ha, sono quelli che mai nulla hanno dato per quelle che dicono loro, quelli che mentre il Sessantotto passava sotto le loro finestre, contavano «i denti ai francobolli», che denunciano i limiti della globalizzazione, ma erano dieto i manganelli a Genova, o almeno non li ricordo davanti, che pure su quei diritti civili che fa fine e non impegna lo spendersi, non li si è mai visti, perché proprio non volevano farsi vedere lì, insieme a «gay, mangiapreti e libertini».

Insomma, i buoni borghesi che stanno al balcone credendosi assolti perché nel giusto.

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