A che serve?

Non ero in Italia domenica 3 marzo, ma anche ci fossi stato, non sarei di certo andato a votare per alle primarie del Pd. Non per mancanza di rispetto del lavoro di quelli che, per un bel tratto di strada, sono stati i miei compagni di partito, tutt’altro: è proprio perché ne stimo l’impegno che non mi sarei mai presentato a un seggio per scegliere il segretario di una forza politica a cui non sono iscritto, che non ho votato e che, stando così le premesse, non so ancora se voterò in futuro. Ma questo non toglie che più di un milione e mezzo di elettori l’abbiano fatto; e ciò, in una situazione dove il partito di maggioranza relativa prende le sue decisioni affidandosi al voto online di qualche migliaio di attivisti sulla piattaforma digitale di una s.r.l., non è poco.

Come dicevo, non è il mio più il mio partito, né penso che lo sarà nuovamente nell’immediato futuro, senza rotture serie con la recente storia, da consumarsi nelle politiche e nelle persone (non mi affiderei, infatti, il mio voto a chi ieri ha messo in atto, sostenuto e rivendicato le scelte che avversavo e domani si facesse, con altrettanta convinzione, araldo e campione del loro contrario). Le premesse, dicevo, non vanno in questo senso – con tutte le scelte che aveva a disposizione, proprio dai “Sì Tav” doveva andare Zingaretti nella sua prima uscita pubblica? Non era meglio, per esempio, scegliere la baraccopoli di San Ferdinando, il polo della logistica piacentino, le strade sarde con i pastori in lotta o una qualsiasi delle altre ferite aperte nella carne viva del lavoro e della società? –, ma questo non toglie abbiano partecipato a quelle elezioni una volta e mezza quanti hanno votato per Leu alle scorse politiche, più dei voti presi dalla lista guidata da Grasso e da quella di Potere al popolo messe insieme. A che serve, soprattutto da sinistra, fare le pulci a un tale dato di partecipazione?

Ripeto, è poco probabile che io torni nel breve a frequentare il Pd, né come sostenitore, né, ovviamente, quale militante, però non capisco perché ironizzare sulla volontà di quegli elettori e di quel partito di provare a riprendere il filo della propria azione politica. Aspetto le prime decisioni, le scelte e i voti che arriveranno dai vertici del Pd e dai suoi gruppi parlamentari, e allora dirò la mia, come ho sempre fatto, spiegando ciò che non mi piace e cosa mi convince e perché.

Sminuire il risultato di partecipazione a queste primarie, invece, non lo capisco.  

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