C’è un giudice a Bari; bene. E nel resto del Paese?

«La strategia violenta di repressione di gruppi portatori di una diversa ideologia politica […] richiama indubbiamente il metodo fascista». Nero su bianco: CasaPound agisce come agivano i fascisti. Ed è un nero su bianco importante, visto che fa parte delle motivazioni con cui il Tribunale del Riesame di Bari ha confermato il sequestro della sede di via Eritrea, nel capoluogo pugliese, disposto a seguito dell’aggressione dei militanti del sodalizio tartarugato ai partecipanti a un corteo antifascista durante una manifestazione contro il ministro Salvini.

Ed è un colpo al cuore leggere le parole del collegio presieduto dal giudice Giuseppe Battista, ma dà al contempo un senso di liberazione. Un colpo al cuore perché, in un documento ufficiale dello Stato, si dice che in Italia c’è e agisce movimento fascista. Meglio, che come dimostrano «la violenza delle condotte dei militanti, le lesioni provocate, il ricorso al metodo squadrista desumibile anche dai rilievi fotografici, la programmazione dell’azione il giorno in cui si sarebbe svolta la manifestazione da parte di un movimento sostenitore di un’ideologia antagonista […] c’è un pericolo concerto e attuale di riproposizione di quel partito fascista». Rileggo: di quel partito fascista. E poi, il senso di liberazione, perché c’è un giudice o un collegio giudicante che, con le leggi che ci sono, può in vari modi fronteggiarlo.

Fa piacere, perché quell’angolo di via Eritrea su Corso Italia, all’inizio del quartiere Libertà venendo dal Murat, l’avrò guardato centinaia di volte, molte delle quali scorrere dai finestrini del treno, della littorina delle Fal; è un po’ casa, diciamo. E saperla tenuta pulita è sempre una bella sensazione. Al contempo, interroga.

Sì, perché CasaPound non è quel crogiuolo di metodi e parole fasciste solo a Bari. Essa è quello in tutto il Paese, e in ciascuna delle sue sedi è legittimo ipotizzare che accadano cose come quelle che hanno portato alla chiusura e al sequestro di quella barese. Perché, se il quadro normativo in cui hanno agito i giudici è il medesimo dall’Alpi a Sicilia, quel sodalizio è fascista, e quindi illegale, in ogni luogo e in tutte le città d’Italia, altro che sospendere lo sgombero delle sue sedi, per giunta abusivamente occupate, perché non prioritario.

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