Il centosettantottesimo potresti essere tu

Li ricordiamo spesso i versi del pastore protestante Martin Niemöller, e quel suo mettere in guardia rispetto alle derive a cui un certo non sentirsi direttamente coinvolti può portare. Ma raramente ne traiamo le conseguenze; perché pesa, perché spaventa, perché, in fondo, è meglio credersi non interessati da quanto succede. Come i Finzi-Contini del romanzo di Bassani, ciechi verso quel che accadeva loro intorno avendo tutte le possibilità di vederlo. O ancora, e meglio, perché un po’ più distanti, come Gli Indifferenti di Moravia, silenziosi nel lento scivolare in un incosciente consenso al regime figlio del conformismo, sull’onda di un progressivo annichilimento dell’empatia e un continuo ripiegarsi all’interno del proprio io.

Ed è un po’ quello che mi sembra di veder accadere in questi giorni, di leggere in quel distacco che alla fine prende i tanti rispetto a quello che accade alle sorti dei pochi. Guardiamo ai migranti e alle loro sfortune: non basta la distrazione a giustificare quanti non sentono la necessità di provare a essere, nei loro confronti, meno disumani di come il potere li vorrebbe per interessi elettorali. Deve per forza esserci qualcosa d’altro, di più profondo e allo stesso tempo superficiale; un qualcosa che io ritengo essere quell’indifferenza che muove dal sentirsi diversi e non accomunabili a quelli a cui accadono certe cose. E allora, è a te che parlo, «ipocrita lettore» (e credo ci stia tutta la citazione baudelairiana), che non ritieni turbato il tuo sonno dalle sorti degli altri, che non ti senti coinvolto nel loro destino, che non pensi sia un tuo problema, per fare un solo esempio, la brutale privazione a seguito di tweet ministeriale della libertà per 177 sventurati raccolti in un naufragio: il centosettantottesimo potresti essere tu.

Proprio tu, proprio ciascuno di noi. La crudeltà sul prossimo, pure se sconosciuto, mi riguarda perché, come me, egli è un essere umano. Ma mi tocca anche perché è il manifesto di quello che potrebbe e può accadere a me, a chi amo. Se un ministro e un governo possono, con un post su un social, privare della libertà personale centinaia di bambini, donne e uomini già allo stremo per infinite e inimmaginabili sofferenze, mi riguarda perché mi scoppia il cuore al saperlo e perché nulla vieta che io sia il prossimo, quello a cui la stessa cosa sarà fatta subito dopo averla fatta a loro; mi metto nei loro panni perché è giusto farlo e perché quelli potrebbero essere i miei.  

Fu la distrazione a generare il mosto, e «il grembo da cui nacque è ancora fecondo».

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