No, nessun mutamento; proprio quello sono

«Siccome qualcuno aveva evocato il primo referendum processuale della storia, quello indetto Ponzio Pilato fra Gesù e Barabba, possiamo tranquillamente dire che qui mancava Gesù. Ma ha rivinto Barabba. E non perché Matteo Salvini sia un bandito, anche se è (anzi ormai era) indagato per sequestro di persona aggravato di 177 migranti appena salvati dal naufragio. Ma perché, quando si chiede al “popolo” di pronunciarsi non su questioni di principio, ma su casi penali dei quali non sa nulla, la risposta che arriva di solito è sbagliata. E quella data ieri dalla maggioranza degli iscritti 5Stelle non è solo sbagliatissima: è suicida. La stessa, peraltro, che auspicavano i vertici, terrorizzati dalla reazione di Salvini, cioè dalle ripercussioni sul governo e dunque sulle proprie poltrone. […] È bastato meno di un anno di governo perché il virus del berlusconismo infettasse un po’ tutto il mondo 5Stelle. E l’impietoso referto del contagio è facilmente rintracciabile nelle dichiarazioni dei senatori che già da giorni volevano a tutti i costi salvare Salvini e nei commenti sul Blog delle Stelle dei loro degni iscritti che li hanno seguiti anziché fermarli sulla strada dell’impunità. Dicono più o meno tutti la stessa cosa: siccome ora governiamo noi e la Lega, decidiamo noi chi va processato e chi no, alla faccia dei giudici politicizzati che vorrebbero giudicare le nostre scelte unanimi per rovesciare il governo».

In poche frasi, il pezzo di cui ho riportato le parole fa a pezzi svariati e diversi contrafforti della mitologia grillina: la diversità antropologica sulle questioni di giustizia, il rispetto delle regole a ogni costo, la democrazia diretta sempre e comunque, l’assenza di attaccamento alla politica come destino professionale e personale, la lucidità del “popolo” contrapposta all’arroganza delle élites. E non è un brano preso dagli odiatissimi, dai grillini tutti, Corriere o Repubblica. È l’editoriale di ieri sulla prima del loro amato Fatto Quotidiano, scritto dal suo direttore Marco Travaglio, quello che gli stessi pentastellati considerano essere il giornalista più indipendente e onesto. E che li dice ammalatisi di berlusconismo in pochi mesi; il castigo della nemesi a mezzo fustigatore fino a un minuto prima osannato. Impagabile. Ma quello che dice Travaglio è vero: nel puro stile che una certa tradizione vuole giolittiano, i cinquestelle applicano le regole quando si tratta di nemici, le interpretano, al contrario, quanto la questione riguarda gli amici. Come Berlusconi? No, peggio; il caimano a legalitario non s’è mai atteggiato.  

La farsa, poi, un po’ sta anche nei numeri. A decidere la difesa dal processo, e non nello stesso, del ministro dell’Interno sono stati appena 50 mila iscritti. Cioè, nel partito di maggioranza relativa del Paese, quello che ha preso oltre 10 milioni di voti alle ultime politiche, è vangelo la parola uscita dalla consultazione grosso modo di un quarto di quanti, nel pur malridotto Pd, si sono recati alle convenzioni di circolo per scegliere il nuovo segretario. Di più, visto che il verdetto non è stato schiacciante, ma appena del 59 e rotti per cento di quelli che han votato online (già qui, riderne sarà mica proibito?), il risultato effettivo è che una trentina di migliaia di attivisti hanno deciso di spingere sulle rotaie della difesa “a prescindere” della casta e delle sue prerogative, tra cui, appunto, le guarentigie parlamentare e governative, il movimento che milioni di elettori proprio contro quelle avevano votato. Libiamo, come nella celebre aria della Traviata.

C’è un punto dove però credo falli il ragionamento di Travaglio. A mio modesto avviso, il voto dell’altro giorno non è stato il segnale di un mutamento. Al contrario, esso per me contiene la forza di un’epifania. Di una «rivelazione», per citare Fortunato. Il manifestarsi, cioè, della nature di quelli che, con le parole di Pasolini, non sono capaci lottare per abbattere un «padrone senza diventare quel padrone», in questo simili a quanti dicono di combattere: «altrettanti predoni, che vogliono tutto a qualunque costo».

Insomma, la solita storia, oggi detta «cambiamento» per difetto di fantasia.  

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