Basta poco

«Basta poco/ per esser furbi/ basta poco oh!/ basta pensare che son tutti deficienti». L’ho già detto in altre occasioni: Vasco Rossi non è certo nella mia playlist su Spotify, però alcune sue canzoni mi ritrovo a volte a canticchiarle anch’io. Basta poco è una di queste. E me la sono ritrovata sulle labbra spesso, leggendo le intemerate contro il mondo intero da parte di questa nuova élite sciaguratamente al potere.

Perché, insomma, li senti parlare e hanno una soluzione per ogni problema, perché tutte le questioni sono semplici, e se non si risolvono facilmente è solo perché c’è un complotto di quelli che c’erano prima. E così basta poco, appunto, per sembrare migliori: è sufficiente dire che gli altri, tutti gli altri, hanno fallito e falliscono. Ma in questo modo, poi, ci si ritrova da soli, isolati e osteggiati da quelli che si ritengono schiavi e servi di interessi inconfessabili, pure quando, con poca o nessuna diplomazia, accusano te di essere servo e schiavo nelle mani di qualcun altro.

D’altronde, perché qualche altra voce avrebbe dovuto e dovrebbe levarsi in tua difesa, se a tutti quelli che hai intorno hai spiegato che vengono dopo i tuoi interessi particolari e di parte, orgogliosamente rivendicati primi? Per questo lo spettacolo è triste: perché nel dirsi orgogliosamente sopra ogni cosa, poi ci si atteggia a vittime quando gli altri ne prendono atto, e si sottraggono da quel sotto in cui li si vorrebbe confinati, lasciando l’arroganza irrimediabilmente abbandonata.

Canticchiando ancora sulle note della canzone con cui ho iniziato questo post e che continua a risuonarmi in testa: «e d’altronde è questa qua/ la realtà di questa vita/ di questa bella civiltà/ così nobile e così antica./ E intanto il mondo rotola…».

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