Colpa delle lobbies del «liberismo turbo-capitalista»

Alla fine, meglio di tutti lo hanno scritto quelli de Il Fatto Quotidiano: «nel quarto trimestre 2018, in base alle stime preliminari, il Pil italiano è calato. La contrazione è stata dello 0,2% rispetto al periodo precedente. Si tratta del secondo trimestre in negativo dopo il -0,1% del periodo luglio-settembre. L’Italia è quindi tornata tecnicamente in recessione registrando il peggiore risultato da cinque anni a questa parte: per ritrovare un calo simile si deve infatti risalire al quarto trimestre 2013. Il Pil dell’Eurozona nel quarto trimestre è invece cresciuto dello 0,2%, come nel terzo».

Insomma, scrivono nell’edizione online del giornale diretto da Travaglio, frena un po’ tutta l’economia del continente, ma solo in Italia i valori della crescita del Pil registrano dati negativi; nel resto della zona euro, questo cresce nell’ultimo trimestre dell’anno come aveva fatto nel precedente. Ovviamente, non tarderà la spiegazione di Fusaro e l’individuazione delle colpe nell’azione dei comitati d’affari e delle macchinazioni del «liberismo turbo-capitalista», va da sé «apolide e sradicante» (non saprei dire, però, se «con scappellamento a destra» o meno), ma nel frattempo un po’ di cose potrebbero accadere. Come il fatto, ad esempio, di non riuscire a centrare gli obiettivi che il Governo aveva fissato nella sua manovra finanziaria, quelli, per capirci, su cui le misure che intendeva e intende adottare erano e sono state tarate.

Il problema è grave? Non lo so. A sentire i governanti, siamo alle soglie di «un nuovo miracolo economico». A sentire gli altri, non è proprio così. In un panorama in cui frenano anche partner più grossi di noi, rischiamo di doverci sobbarcare i costi di una nuova crisi economica senza aver superato i traumi e le ferite della precedente. E non so quanto in tutto questo possano lenire i mali del Paese azioni come quelle su cui l’attuale esecutivo pare esclusivamente concentrato: impedire a navi con una decina di disperati a bordo di attraccare sulle nostre coste per non perdere un paio di punti nei sondaggi in vista delle elezioni europee.

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