In queste nostre tiepide case

Quanto vi ha scosso il cuore la coincidenza che ha voluto porre a largo delle nostre coste una nave con appena 47 disperati sballottati dalle onde nei giorni in cui il mondo ricorda, o dovrebbe farlo, il dramma delle Shoah? Se poco, tranquilli; non credo siate stati una minoranza, fra le paste della domenica nelle nostre tiepide case.

Il fatto è che non ce ne importa nulla. Come nulla importava ai tedeschi della sorte degli ebrei. E non ci interessa sapere quello che accade, né rispondere a ciò che sentiamo. Perché, ad esempio, la violenza perpetuata dai potenti sui migranti lasciati in balia delle onde è intollerabile in sé. È squallida quando avviene per piccoli interessi elettorali e ambizioni di potere. Ma fa davvero ribrezzo l’ipocrisia malcelata nel voler vendere quelle azioni come «lotta del Governo al mercimonio delle sofferenze». Perché è proprio ai sofferenti che il nostro Governo ha dichiarato guerra, non ai loro carnefici. E sono uomini disperati, donne allo stremo e bambini impauriti che non riesco a immaginare quanto quelli che patiscono per le loro chiusure. Ma non facciamo nulla, o troppo poco, e lasciamo che sia, per non disturbare l’ordine costituito.

Curiosamente, ma nemmeno tanto, gli artefici di questo clima reazionario sono quelli che si proponevano di fare la rivoluzione, ma nella difesa del proprio posto al sole presto si sono votati al culto del capitano leghista. A loro vorrei dire che la posizione assunta sulla Sea Watch è peggiore, nonché meno umana, di quella tenuta da Berlusconi e da Forza Italia, ma non servirebbe a nulla nemmeno questo. Troverebbero il modo di dirmi: «vedi? Preferisci il Caimano al governo del cambiamento».

Perché il male, nella sua eccezione più squallida, è sempre, miseramente, banale.

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