La pericolosa illusione

Vado pensandoci da un po’: che succederebbe, e cosa succederà, quando alle promesse seguirà il conto insaldabile. No, fermi; non tifo per la catastrofe. Semplicemente mi sembra che il rischio che i miracoli cantati non abbiano poi concreto seguito nelle sonanti azioni è alto. E se qualcuno sta pensando di dirmi che le misure simbolo delle due forze di governo sono già diventate norma, “quota 100” e “reddito di cittadinanza” su tutte, ricordo sommessamente che non è la prima volta che alle leggi, nei fatti, segua il nulla.

Che succederà se, facciamo l’ipotesi, a poter andare in pensione con i requisiti sbandierati da Salvini si scoprissero solo in pochi? Cosa avverrà delle tante aspettative di una (giusta e opportuna; senza le pulsioni moraleggianti degli ideatori di oggi e lontano dalle loro visioni costrittive nella sua applicazione, ne difendo le ragioni dai tempi in cui Di Maio era alle elementari. Perché le ha fatte, giusto?) norma a tutela dei molti, troppi disoccupati e senza lavoro, se per ragioni di bilancio questa non potesse essere garantita a tutti i bisognosi? Non si creerà così una intollerabile ingiustizia, ancora più feroce e bruciante perché capace di colpire nelle fasce più deboli della società? E che fine faranno le attese? Cosa ne sarà delle illusioni generate, se dovessero arenarsi in un triste e disperato disincanto?

Ripeto, non tifo per questo. Non avrebbe senso farlo, e mi farebbe del male il solo pensarvi. Eppure, è un azzardo che i governanti legastellati non paiono temere. Sarà per saldezza di nervi e certezza dei loro mezzi, o più probabilmente incoscienza dei limiti e noncuranza delle possibili cadute, che comunque riguarderebbero altri, non loro personalmente, paiono avanzare dritti come fusi, ogni giorno rilanciando quando i fatti li vedano costretti a tornare indietro.      

Ma qual è il rumore che fanno le speranze, quando cadono tutte d’un tratto?

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