Anche io sono popolo

La brutta uscita dei due ministriin parata (uno addirittura in uniforme) per accogliere un latitante di terza fila della stagione del terrorismo ha animato per qualche giorno il dibattito politico. Che ciò sia per la tristezza dei tempi che stiamo vivendo o perché, effettivamente, quello era argomento da discutere, lascio ad altri e ad altre situazioni la valutazione. Quello di cui mi voglio occupare qui e ora è il dibattito, appunto; e questo c’è stato. Inutile negarlo. Ma voglio parlarne con un’angolazione più piccola, prossima alla vita quotidiana di tutti noi.

Ecco, fuori dal preambolo, pure a me è capitato di discutere di quelle immagini con degli amici. Uno di loro, però, mi ha stupito. Non tanto per la sua valutazione dei fatti, quanto per la spiegazione che ne dava. In sintesi, m’ha detto: «forse hai ragione; non dovevano fare quella scenetta. Però è un dato che cogli tu. Il popolo, quelli come me, al contrario, ha visto la forza dello Stato nella cattura di un delinquente. E tanto basta». Bene, dicevo, la valutazione non m’interessa. Quel «il popolo», contrapposto al mio giudizio, invece sì, e molto. Soprattutto perché pure io faccio parte del popolo. Detta come l’ha detta lui, io divento élite. Ed è questa la mistificazione sulla quale gioca le sue carte, spesso vincenti, la demagogia imperante.

Perché quel suo dirsi popolo a dispetto di me è falso, come tutto il ragionamento che gli sta dietro. Lui ha un livello d’istruzione e titoli di studio uguali ai miei, se non superiori. Ha una retribuzione e un inquadramento lavorativo più altri dei miei. Un reddito familiare superiore al mio, una rete sociale e di conoscenze più robusta e ampia e non ha nemmeno dovuto cambiare città da quando è nato per trovare un lavoro. In cosa lui sarebbe “popolo” e io“casta”?

Credo che sia ora che noi, che «cafoni ci hanno sempre chiamati», cominciamo a svelare questo trucchetto. È insopportabile e per di più si regge su assunti bugiardi, stereotipi costruiti ad arte e che funzionano anche perché – ed è qui un punto dolente della questione – a molti di quelli come me, tutto sommato, l’idea di pensarsi altro dal popolo, meglio, di pensarsi “di più” della gente non dispiace.

Tutt’altro, purtroppo.

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