Gli uni m’han convinto ad andare, gli altri mi inducono a non tornare

«Il M5S conferma di saper ottenere il consenso, ma di non saper gestire il dissenso: non hanno alcuna attitudine democratica». Commenta così la propria cacciata dell’ultimo dell’anno il senatore Gregorio De Falco, in un’intervista al Corriere del 2 gennaio. Non avevo certo bisogno di leggere le sue parole per confermare le mie idee su quel movimento. Il quale, peraltro, non ha mai fatto nulla per nascondere la sua natura: da sempre, infatti, ha trattato con fastidio ogni opinione eterodossa al proprio interno, ponendosi come tesi istituzionale quella del vincolo di mandato, a mio giudizio, poco meno di un abominio, nelle democrazie liberali.

Ma se nei grillini non ho mai nutrito speranze palingenetiche di nuovi e migliori stagioni democratiche, devo pur ammettere che il panorama è triste anche girando l’occhio intorno, sul resto della situazione partitica italiana. Se guardo alla mia parte d’elezione, lo spettacolo è quel che è. E se il renzianesimo di governo m’ha convinto a lasciar perdere il Pd, i già antirenziani per convinzione prima e renzisti di complemento poi, oggi tra i primi a dirsi «mai stati renziani», mi confermano ora nella mia decisione. Ci sono certo gli amici di Leu; nel senso che quelli che ci sono, sono tutti, e solamente, fra loro amici. E infine altre formazioni interessanti, a cui io non sono riuscito a contribuire fino a qui e non vedo come possa farlo con maggiore efficacia da adesso in avanti.

Triste prospettiva? Sì, per me lo è. Ho preso la mia prima tessera di partito che nemmeno avevo l’età per votare (e pensate che il segretario della formazione a cui aderii era un tale Nicola Zingaretti; io, da allora, mi sento invecchiato, lui probabilmente no), e da quel tempo ho sempre cercato di fare ciò che riuscivo e potevo per partecipare a un progetto collettivo più grande. Fino a periodi recentissimi, appunto. Fin quando, cioè, quelli dei partiti a cui guardavo – non tutti, ma davvero troppi – intendevano quel partecipare al massimo come un contribuire con un voto alla loro affermazione.

Su quel sentiero, lo iato fra questi e i grillini non è poi così ampio.  

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