Accuse indirette e impropri ricatti. Stralci da una conversazione

I chilometrici portici di Cuneo sono l’ideale per una passeggiata domenicale, particolarmente in quest’inverno che non pare, all’ombra delle Alpi, voler fare il suo mestiere. Le tappe, le solite. L’edicola, la vetrina del negozio di giocattoli, con lui che li sceglie tutti, ma fortunatamente procrastinando per l’indomani il «me compri quello?», il bar, per un caffè, un succo alla pera e una brioche, «ma non diciamolo a mamma, mi raccomando».

E così, al tavolo vicino, mi capitano seduti due conoscenti, più di vista che di fatto, uno rappresentante e dirigente del Pd, l’altro non più. Un saluto veloce, e poi attento a che non si versi il succo sul maglioncino. Tra un «lascia che ti aiuti» e molti «attento, fa’ piano» – «statt sod», ché le lingue sono importanti –, dalla conversazione dei provvisori vicini non cercate mi giungono un paio di battute. «Questi del Governo sono pessimi», fa l’uno. «Assolutamente. Aggiungerei, pericolosi», risponde l’altro. E il primo: «Vedi? Alla fine era meglio che rimanevi con noi, che fossimo stati tutti insieme, per avere più forza ed evitare una simile sciagura». «Beh», è la risposta, «ma la tua suona come un’accusa indiretta e un improprio ricatto, e sono entrambi inaccettabili». «Non esagerare». «Non esagero. Sembri volermi dire: “Ecco, se non te ne fossi andato, loro sarebbero stati meno potenti”, che è la tesi indimostrabile dell’indiretta accusa. E ancora: “la prossima volta, vota noi altrimenti rivincono loro”, il sapore urticante del ricatto improprio». «Te l’ho detto, esageri: parlavo semplicemente di stare insieme per comunanza di idee e visioni politiche, tutto qui». Il secondo, ridendo: «Le mie idee? Se vi foste interessati a queste, come a me, d’altronde, non avreste cercato in ogni occasione di “asfaltare” le une e ignorare l’altro, negli anni in cui v’è toccato in sorte d’esser maggioranza».

Non so se l’ex dem pensasse esclusivamente agli equilibri all’interno del suo vecchio partito o se si riferisse tout court alle politiche messe in campo da questo e alla sua azione complessiva a livello istituzionale e di governo. Fatto sta che, sentendole e non conoscendo il resto della conversazione, ho sorriso in parte riconoscendomi. L’elenco delle idee e delle tesi che mi son trovato a sostenere mentre i maggiorenti del Pd (che pure un tempo le dicevano loro) le distruggevano sommergendole di atti contrari, ignorando chi le ricordava con la stessa superficiale arroganza con cui si twitta un #ciaone, sarebbe lungo e d’inutile ripetizione.

Ora siamo qui, colpevoli tutti della deriva che vi ci ha condotti. E certo, ricominciare da qualche parte si dovrà anche, ma sento come insopportabile la malcelata voglia di affermare l’ineluttabile verità della fatale e tragica urgenza di un personale ritorno da parte di quei dirigenti e rappresentanti delle stesse forze politiche che potrebbero, in un futuro più o meno prossimo, rappresentare ancora una volta l’alternativa alla triste stagione che stiamo vivendo e che pare non esser pronta a lasciarci nel breve periodo.      

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