Ma quanti voti prenderebbe, per voi, uno come Mattarella?

Ha condannato la «tassa sulla bontà», ha stigmatizzato l’uso delle forze dell’ordine e delle loro divise per fini elettorali, ha invitato a una maggiore coesione sociale e solidarietà fra tutti i cittadini e gli stranieri residenti nel Paese. Non c’è dubbio che il tradizionale saluto del presidente della Repubblica in occasione di fine anno, per le parole usate e per i toni in cui si è articolato, sia stato di un livello decisamente diverso e superiore rispetto a quanto la politica nel quotidiano ci abbia ormai abituati.

Insomma, forse perché da sempre sensibile al fascino della retorica democristiana, a me il discorso di Mattarella della sera di San Silvestro è piaciuto. E questo non m’ha stupito. A sorprendermi, e non poco, è invece stata l’accoglienza da rock star (e non è solo un modo di dire, visti i meme con tanto di grafica in stile Metallica col nome del capo dello Stato) che gli ha riservato l’internet, almeno nella parte social nostrana. Come dire: spazi virtuali che solitamente s’infervorano per l’ultimo hashtag di successo e arrembante si sono accesi di passione per un discorso impossibile a ridursi in tweet, persino ora che ne è stato raddoppiato il numero massimo di caratteri.

Mi direte: meglio così. In un certo senso, sì, ovviamente. Ma credo che ci sia una buona dose di ipocrita conformismo in quegli applausi. Non si spiegherebbe, altrimenti, come quelli che negli anni hanno attaccato i politici deboli sul piano della comunicazione, per non esser capaci di urlare e trovare la battuta pronta, possano oggi entusiasmarsi per un discorso dal tono piano e dal ritmo lento, come una birra weisse bevuta in solitudine al tavolino di un bar rivedendo un documento.

Un po’ come il comodo opportunismo che si cela dietro la sacrosanta polemica per la costrizione dei tempi parlamentari nell’iter di approvazione della legge di bilancio: perfetta, se a farla è l’attuale inquilino del Quirinale; stonata, se a cantarla sono quelli che, nel passato recente, hanno abusato dei voti di fiducia e inventato trucchi regolamentari per sterilizzare il dibattito in aula.

O ancora, come l’acclamazione di un modo di far politica, quello di Mattarella, appunto, che gli stessi ritenevano piatto e debole, utile solo a favorire le politiche urlate dei populisti, mentre loro, i giovani effervescenti, si ponevano quale unica ed efficace soluzione. Incuranti, infine, anzi, superficialmente arroganti verso quelli che li avvertivano di quanto, al contrario, proprio il loro modo di fare, la via del governare “a colpi di maggioranza”, conducesse a pericoli come quello che pare concretizzarsi nel tempo che stiamo vivendo.

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