Alla fine, la lettera a Babbo Natale rischiano di doverla scrivere loro

«La lettera dall’Ue? Ora aspetto quella di Babbo Natale», dichiarava giorni fa il vice presidente del Consiglio Matteo Salvini in un convegno. A parte il tono sprezzante che mal si concilia con il ruolo che un politico chiamato alla guida del Paese dovrebbe avere (e che il leader leghista non è il solo a tenere, avendoci già altri prima di lui mostrata identica baldanza, finita poi come sappiamo), l’errore nella sua frase è un altro, e potrebbe ritorcerglisi contro: quello dell’uso della preposizione semplice «di» al posto di «a». Ma andiamo con ordine.

La vicenda della manovra del governo legastellato non dimostra affatto che i parametri di bilancio europei siano giusti (e guai a quell’opposizione che questi dovesse acriticamente difendere). Semplicemente spiega, se ancora ce ne fosse bisogno, che le regole non si cambiano a colpi di tweet urlati e che tentare di abbattere i muri a testate è inutile, oltre che stupido. Soprattutto quando la testa che vi sbatte contro è la tua.

Perché, nella prova della maggioranza contro la Commissione, non si è vista una sorta di chicken game politico e istituzionale volto a scoprire chi fosse il pavido pronto a scansarsi per primo. Principalmente per un motivo: Governo e Ue non correvano vicendevolmente contro. Al contrario,il primo correva verso un muro – la volontà della somma dei governi delle altre nazioni dell’unione – e la seconda, a questo, le era di lato. Quel muro, se lo si voleva cambiare, andava aggirato, preso di fianco. Fuor di metafora,andavano cambiate le regole trovando alleanze con i governi del resto d’Europa,principalmente (e lo dico con tutta la pragmaticità che a chi fa politica non dovrebbe difettare) con quelli che di più contano su quello scacchiere,Germania e Francia in primis.

Invece, si è fatto il contrario, credendo che l’ululato sovranista potesse trasformarsi in qualcosa di diverso dalla scomposizione in minimi interessi e da una sconclusionata e irragionevole bellum omnium contra omnes di cui già si colgono i prodromi, con gli amici d’elezione dei nostri patrioti al bagnet verd che più che mostrar ad essi affinità, han sbattuto in faccia la porta, certi di un asse danubiano sul quale far navigare sogni di grandezza ormai estinti nel corso della storia.

E torno alla letterina. Non esiste quella «di» Babbo Natale;al massimo, quella «a». Nella quale si chiede di ottenere qualcosa, giurando di esser stati buoni e promettendo per il futuro di sottostare a quei doveri e a quelle regole a cui, nei fatti e più o meno velatamente, ci si vorrebbe sottrarre.

Quello che Salvini e Di Maio potrebbero trovarsi a dover sottoscrivere, appunto.

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