Di Burioni e d’altri feticci dem. Ovvero, non sono cose che m’interessano (più)

«In questa situazione (l’impoverimento delle classi lavoratrici e del ceto medio, nota mia), si è fatta largo una destra che dice che se unitaliano sta male, la colpa è di un immigrato che riceve quello che dovrebbe ricevere l’italiano. La sinistra, cioè noi, qui avrebbe dovuto riscoprire le proprie parole e dire che se un italiano sta male, la colpa non può essere di un immigrato che sta male quanto lui, ma dev’essere di un’altra persona, che dallo sfruttamento di entrambi ci guadagna».

Da quando ho deciso di non prenderne più la tessera, non m’interessano tanto le vicende interne del Pd. Me ne sono occupato quando queste avevano comunque effetti sulla vita collettiva, scaricandosi sugli equilibri di un governo che in ogni caso erano chiamati a dirigere, ma oggi nemmeno questa circostanza è più data. Rimanendo però l’unico soggetto tuttora in piedi nella parte politica a cui guarderei – se ci fosse ancora qualcosa da vedere, s’intende –, mi sono imbattuto nelle vicende dell’ultima assemblea. Tra i nomi che già si sapevano e la solita sortita del militante che sogna un destino “alla Serracchiani”, ho letto delle polemiche per l’intervento di uno dei potenziali candidati alla segreteria, Dario Corallo. Il giovane (specie già di per sé rara) dem è balzato agli onori della cronaca politica per aver, così pareva capirsi leggendo distrattamente, «criticato il noto virologo Burioni». Accipicchia, un no-vax, si sarebbe potuto pensare. E lo hanno pensato i suoi compagni, accusandolo di «gentismo» (boh), parlando di gesto «gravissimo» (quale?), porgendo «le più sincere scuse» allo scienziato o dando a quest’ultimo piena «solidarietà». Niente di meno.

Non mi addentro nell’esegesi delle parole di Corallo, né mi azzardo a spiegare l’accaduto meglio di come ha fatto il bravo Leonardo Bianchi sulle pagine di Vice; di chiaro c’è che queste mi hanno spinto a cercare l’intervento incriminato per farmi un’idea di cosa fosse successo. Ora, io sarò all’antica, ma avrei pensato che la parte più interessante della sua breve relazione fosse quella che ho citato all’inizio di questo post.Sbagliando, ovviamente. Tra i feticci dem, ormai Burioni è intoccabile. E anche semplicemente a usarlo come antonomasia, provoca reazioni al limite dell’isteria.Ragazzi, calma: Corallo non ha bestemmiato in chiesa. Ha solo detto che quel Burioni lì è uno che non fa politica, e, non facendola, può permettersi di blastare, come dicono i giovani, quelli che non hanno la sua stessa formazione in campo scientifico. Chi fa politica,invece e al contrario, deve spiegare, convincere, far capire. Dopo aver capito,ovviamente.    

E per capire, anche le parole di un compagno di partito,basta ascoltare. Dice infatti Corallo nel contesto in cui quella frase su Burioni s’inserisce: «Per anni ci siamo limitati, ci siamo occupati di raccontare le eccellenze, drogati di quella favola che è la meritocrazia. Ammettiamo per un secondo che questo sia un Paese effettivamente meritocratico; i migliori vanno avanti, ok. Ma io voglio un partito che si domandi, innanzitutto: «ok, i migliori vanno avanti. Ma tutti gli altri?». Di tutti gli altri che ne facciamo?Perché questo è il punto: i migliori sono l’un per cento della popolazione, la maggior parte non ha avuto neanche le possibilità di essere migliore. Quando io andavo a scuola mi lamentavo spesso con mia madre perché, quando ci veniva assegnato un romanzo da leggere, tutti avevano il libro nuovo, io avevo invece il libro ingiallito, quello vecchio, sfigato, proprio brutto. Ero un bambino, e all’inizio ci ho messo anni a capire che quel libro ingiallito, preso da una libreria piena rappresentava il mio vantaggio, il mio vantaggio sugli altri. E nessuno se ne è occupato. Perché io avevo la possibilità di sciogliere un dubbio, di soddisfare una curiosità. Il 99 per cento delle persone non può competere, e noi abbiamo voluto raccontare l’un per cento. E a quel 99 per cento lo abbiamo umiliato, come un Burioni qualsiasi, che si diverte a bulleggiare chi invece,con le proprie parole, ha espresso semplicemente un dubbio».

Poi, per carità, scattate pure e solamente in difesa del dottore per partito preso. Che però sarebbe l’altro, non il vostro.

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