Siete davvero così insicuri?

«Pennivendoli». «Puttane». «Infimi sciacalli». Con gran spreco di maiuscole e punti esclamativi, ovviamente. E prima c’erano state le ubriche sul «giornalista del giorno» da additare al grillino rancore, e i fischi e le urla contro gli inviati delle testate ritenute nemiche. Di certo,quella tra i cinquestelle e la stampa non è mai stata una storia d’amore, ma ora, se possibile, è pure peggio. Lo è per i toni, certo, e lo è soprattutto per la circostanza che ora, loro, sono al comando di questa stramba istituzione chiamata Stato italiano.

Perché è così, sebbene sembriate stupiti più voi di questa situazione che non i vostri rivali; cari amici del Governo (si fa per dire), siete il potere, vantate alleati e sostenitori in tutti i luoghi che contano (dalla Casa Bianca al Cremlino, per capirci), avete il sostegno del 99,2 per cento della popolazione («60 milioni di italiani», ha spiegato il vostro amato leader e sodale), riempite i giornali e le tv (anche nei programmi con i bambini) ogni giorno e a tutte le ore, i social e le piazze (tranne quelle animate dalla «borghesia», nelle medesime città in cui la stessa vi ha dato le rappresentanti con cui le governate) sono sempre in tripudio per voi. Eppure, la vostra forza è così malsicura che non riesce a tollerare di essere criticata nell’azione da quei giornali che, voi dite, nessuno legge più e da quei giornalisti che, voi sostenete, non hanno alcuna credibilità presso l’opinione pubblica. Siete davvero così deboli?

Non dovreste, in ossequio alle vostre stesse idee, bellamente infischiarvene delle critiche? Delle letture che già definite parziali ancor prima di conoscerle? Invece, come ogni potere traballante che tenti di sopperire con l’urlo forte dell’autorità le lacune di autorevolezza, vi spingete nella condanna «a prescindere» di tutti quelli che non vi diano immediatamente e del tutto ragione.

Pensandoci bene, ragione ne avete: è così che siete arrivati dove volevate. Perché cambiare?

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