Speriamo che nessuno v’insegua con i forconi

Ricordando che il suo collega di partito Alessandro Di Battista in campagna elettorale citò la strategia della gradualità con la parabola, resa celebre da Chomscky in Media e potere (opera che descrive, in verità, molte delle tecniche utilizzate dai nuovi governanti in tanti posti del globo), della rana bollita, Elena Fattori, nel suo blog sull’Huffington Post Italia, crea una piccola distopia per descrivere la situazione attuale del governo e della maggioranza di cui fa parte.

Scrive la senatrice del M5S, immaginando di raccontare la realtà dell’oggi in un convegno o durante un comizio di qualche mese prima delle elezioni: «Il Movimento 5 stelle non fa alleanze, ma noi cambieremo il termine, ci alleeremo con la Lega e chiameremo questa alleanza “Contratto”. Ricordate la bella presentazione dei ministri 5 stelle che vi avevamo chiesto di votare? Perché il Movimento presenta la sua squadra prima delle elezioni così il popolo può scegliere i suoi ministri. Ecco, non c’entra niente con la squadra di governo che verrà, ma voi non ci farete troppo caso. Avremo un presidente del Consiglio non eletto dal popolo a voi totalmente sconosciuto, come ministro dell’Interno Matteo Salvini, e un ministro della Famiglia “tradizionale” forse un po’ omofobo, ma pazienza. Poi diremo sì alla Tap, sì all’Ilva, valuteremo costi/benefici per decidere sulla Tav e anche sul Ceta ci ragioneremo. Faremo un condono fiscale e uno edilizio. Ed eleggeremo come presidente del Senato una berlusconiana doc. Per quanto riguarda il tema migranti scordatevi il saggio piano 5 stelle di accordi con i paesi di provenienza, lo smantellamento dei grandi e orribili centri di accoglienza che generano conflitti sociali e disagi per i cittadini. Scordatevi la gestione pubblica dell’accoglienza diffusa, i tempi rapidi per le domande di asilo che consentano di rimpatriare chi non ha diritto ed accogliere con dignità i rifugiati. Toglieremo la gestione di migranti ai Comuni e la affideremo ai privati senza gara di evidenza pubblica raddoppiando i tempi di permanenza da nove a diciotto mesi, favorendo così il business dell’immigrazione. Doneremo 150.000 nuovi clandestini alla criminalità organizzata per il lavoro nero e lo spaccio. Chi invocherà il rispetto del programma 5 stelle rischierà sanzioni e persino di essere espulso per non contrariare l’alleato Salvini».

Quasi sconsolata, Elena Fattori conclude il suo post del 29 ottobre con una tristezza che traspare fin dalla punteggiatura: «Mi avrebbero preso per folle o per lo meno mi avrebbero rincorso con torce e forconi. Ma si sa, le rane saltano solo se le butti nell’acqua bollente. Se accendi il fuoco nel pentolone e la temperatura sale piano piano…».

Io spero sinceramente che nessuno, in un domani più o meno lontano, insegua i governanti dell’oggi, soprattutto se le fortune che ora a questi arridono dovessero mai tramutarsi, come spesso accade alle cose degli uomini, in minori agi e possibili inciampi. Però, benedetti ragazzi, il fuoco sotto il pentolone nella cui acqua siete immersi l’avete acceso voi stessi, o almeno alcuni di quelli con cui vi accompagnavate. Quando, in fondo, l’unica cosa che volevate sentire non era cosa avrebbero fatto i vostri al posto degli altri, ma che quegli altri, appunto, sloggiassero dai loro posti.

Battendo le pentole e incuranti di chi, sotto di quelle, attizzava i fuochi.

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