No, non siete «il popolo», ma una semplice maggioranza relativa e temporanea

I commissari dell’Ue «non stanno attaccando un governo, ma un popolo». Lo ha detto ilministro dell’Interno e vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini. Truppe unioniste stanno forse ammassandosi al di là delle Alpi per invadere il nostro spazio nazionale? Ovviamente, ipotetici risvolti marziali in quell’accusa di attacco non ci sono: semplicemente, da Bruxelles hanno fatto sapere che, stando ai vincoli e agli impegni dalla stessa Italia già assunti e accettati, la manovra finanziaria presentata dal Governo va respinta. Tutto qui; con l’intera totalità degli italiani non ce l’ha nessuno, tantomeno la Commissione europea.

Poche cose trovo più noiose della ripetizione dell’ovvio. Ma non di rado, anche la noia è necessaria. Quindi, cari amici legastellati (si fa per dire e vale pure per quelli che c’erano prima e per chi verrà dopo), permettetemi di correre il rischio della pedanteria; essere all’opposizione di un Governo, bocciarne le decisioni o semplicemente esprimere un parere contrario rispetto ai suoi atti, non significa lavorare contro l’interesse di un intero Paese. Per una ragione semplice: «la maggioranza» è solo una parte di esso, non il tutto. Figuriamoci quanto possa esserlo una singola norma che questa, nel suo essere relativa e temporanea, approva.

Le urla sgraziate dai balconi a rivendicare l’identificazione totale e assoluta con «il popolo» possono funzionare sui profili social dei sempre entusiasti acclamatori di ogni sortita governativa. Però, sono una falsa affermazione. Non siete tutto il popolo, perché, di questo, solo un terzo effettivamente vi ha votati – depurando il dato dei voti dalla maggioranza presi della quota di quanti non ne hanno espressi avendone diritto e di chi, ovviamente, ha votato per altri – e perché, in quello, sono da conteggiare quanti vi osteggiano, vi si oppongono, fanno resistenza al vostro agire.

Anche quelli che non vi piacciono, pure io, s’intende.

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