Anche per quello si perdono le elezioni

Una mia conoscenza social, Michela Cella, scriveva ieri sul suo profilo Facebook: «la bolla spiegata bene: sulla mia timeline tutti commentano la frase “le aperture domenicali spaccano le famiglie” dicendo che le famiglie sopravvivono alla moglie che va all’Ikea, alla figlia che va da Zara, o al marito a cui tocca far la spesa. Nessuno che pensi che un membro della famiglia possa mai lavorare da Ikea, Zara o Carrefour». Perfetto, non avrei saputo dirlo meglio.

Perché è vero, il problema non è tanto chiudere i centri commerciali e i negozi di domenica o nei festivi (per quanto, se accedesse, non protesterei in piazza chiedendone l’eventuale riapertura), ma riconoscere giusti compensi e adeguate turnazioni a chi, in quei giorni, deve lavorare. Però, rimane il fatto che segnalava quel post: a sinistra, spesso ci si è dimenticati che gli esercizi commerciali aperti sempre sono una comodità per il ceto medio impiegatizio, che può far spesa all’uscita dall’ufficio. Al contrario, sono una seria complicazione per il menage di quanti, col proprio lavoro, quelle aperture sono costretti a rendere possibili; non accorgersene, è un sintomo di quello scollamento che la sociologia e la demoscopia cercano di definire meglio di come potrei fare io.


«Bolla», come nelle parole citate all’inizio veniva definita, che è sì sociale, di classe, ma che diventa, per conseguenza, anche politica, di parte, la stessa a cui sia io che l’autrice del post, per quanto con tonalità e accenti differenti, apparteniamo. Vedete, negli anni in cui ne ho fatto parte, non di rado mi sono riscoperto fra i più poveri nei consessi del Pd e di altri partiti di sinistra in cui sedevo. I miei ben 1.200 euro mensili, nei posti e fra le genti da cui provengo, ad appena 1.200 chilometri da dove vivo, mi collocherebbero tra i fortunati. Così non era, così non è, nei luoghi che, politicamente, ho frequentato. E questo è un problema non trascurabile, se si pensa, o se si è pensato, di far politica dalla parte di quelli nati indietro, per portarli avanti.

A sbagliare son sicuramente io, ovviamente. Come i risultati confermano, per l’appunto.

Questa voce è stata pubblicata in libertà di espressione, politica, società e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *