Sind wir mehr?

Dopo l’inqualificabile caccia all’uomo svoltasi per le strade di Chemnitz, con la polizia impreparata ad affrontare una folla radunatasi all’improvviso e le manifestazioni successive dell’estrema destra riunita, la cittadina della Sassonia ha visto le sue piazze riempirsi per un concerto antirazzista dal bello slogan «Wir sind mehr», noi siamo di più. Bene; a volte è necessario affermare i princìpi e farlo apertamente. E questa è una di quelle volte. Ma davvero mi chiedo (e con la morte nel cuore per la domanda): sind wir mehr, siamo di più?

Non saprei. In questi giorni cade la ricorrenza drammatica delle leggi razziali, ottant’anni fa. Quelle norme furono un crimine assoluto perpetuato per mezzo della giustizia degli uomini. Però, più che i responsabili, gli estensori e quanti le resero valide, mi hanno sempre colpito i tanti che non dissero nulla, che se le fecero star bene, e i molti che erano la maggioranza e che le accolsero favorevolmente. Persino quelli che dopo, solo dopo, si scoprirono antifascisti. E in Germania, fu diverso? Non erano entusiasti del regime, quelli che poi se ne scoprirono vittime? E nel resto d’Europa, e negli Stati Uniti? Non furono lasciati fare quei regimi perché, tutto sommato, quella della razza era una rivendicazione condivisa? Non trassero ispirazione dalle norme segregazioniste d’Oltreoceano i giusti nazisti nel redigere i testi delle leggi di Norimberga? Non erano, per legge, considerati inferiori, con meno diritti e, di conseguenza, minor valore dal loro Paese quegli stessi soldati di colore che venivano mandati a combattere per liberare il mondo dalla dittatura oscurantista? Erano maggioranza, i più, quelli che decidevano, approvavano e condividevano l’idea di un’umanità divisa gerarchicamente per razze; quello era il senso comune di allora. E oggi?

Ripeto, non saprei, non so. Perché i politici e i governanti che schiumano di rabbia verso quanti arrivano dal mare più poveri di noi non sono usciti dal nulla. Non fondano sul niente i propri consensi. Non sono isolati, se a ogni loro sortita guadagnano voti. Sarebbe facile immaginare solamente questi come fonte e manifestazione del razzismo. Ma essi sono espressione di qualcosa che c’è, e che si esprime come, quando e quanto può. Persino attraverso il voto. E se pure in questo riescono a vincere, chi sono i più?

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