Siete voi a dipingerla come se fosse allo sbando

Il ministro Giovanni Tria, nei giorni scorsi, ha dovuto spiegare al mondo che «l’Italia non è fragile e non è il malato d’Europa», sebbene abbia ancora bisogno degli aiuti economici e degli stimoli della Bce. È dovuto intervenire, il titolare del dicastero di via XX Settembre, per cercare di rassicurare i mercati e provare, così, a calmierare la crescita dello spread. Ma per quanto di buonsenso il suo intervento (cos’altro avrebbe dovuto fare uno al suo posto), credo che il ministro dell’Ecoomia abbia sbagliato indirizzo. Infatti, non è tanto agli investitori che deve chiarire quel punto, quanto, piuttosto, ai suoi colleghi di governo e alla maggioranza che lo sostiene, visto che continuamente vanno ripetendo che ormai siamo ridotti a una sorta «terre gaste» (se mai avessero confidenza con l’epica medievale, s’intende) a causa dell’azione quelli che li hanno preceduti.

Perché, benedetto ministro, i tuoi amici e sodali precisamente il contrario vanno dicendo; siete voi che disegnate l’Italia come un Paese allo sbando. Non è forse il ministro dell’Interno colui che twitta continuamente per sostenere la tesi secondo cui la giustizia non sarebbe in grado di fermare nemmeno l’ultimo degli spacciatori e bande di criminali giunti da ogni dove imperverserebbero rubando, stuprando e aggredendo chiunque, nell’impotenza delle forze dell’ordine, tanto da proporre egli stesso, il capo di quelle forze che dovrebbero garantire l’ordine, che ci si armi tutti per difendersi ognuno per suo conto? Ripeto, il ministro dell’Interno. E non è per caso (quanto per caso) il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, quello che spiega come il Paese sia preda di consorterie di amici capaci di assicurarsi immani profitti attraverso ogni sorta di «delitto perfetto» nella spartizione delle risorse, delle infrastrutture e degli impianti industriali, che speculano alle spalle della collettività, che lucrano sulla pelle di chi lavora per loro e che lasciano in giro solo morti e macerie, nell’impossibilità d’azione di quella pubblica amministrazione che egli rappresenta e guida? Ripeto, il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico.

Per questo, capisco le preoccupazioni di Tria, e sono fondate, ma, come dicevo, credo che sbagli bersaglio e luogo. Piuttosto, dovrebbe dire ai suoi: «raga’, o qui la smettete di disegnare l’Italia come il peggior bar di Caracas, o sarà dura convincere investitori e alleati stranieri sull’affidabilità del nostro sistema-Paese». Perché davanti a una sola delle interviste, dichiarazioni o uscite social dei nuovi nostri governanti, l’outlook negativo a parità di valutazione precedente indicato dagli analisti di Fitch, agli occhi e alle orecchie di quelli che poi i soldi sul futuro del Paese li devono scommettere in proprio, sembra un buffetto d’incoraggiamento.

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