Cosa sperate di trovare sotto quel coperchio?

«Die Decke zwischen Zivilisation und Barbarei ist dünn. In Chemnitz hat sich gezeigt, wie schnell ein Mob mobilisiert werden kann. […] Wo Hetzjagden möglich sind, hat der Rechtsstaat abgedankt». Grosso modo: «Il velo tra barbarie e civilizzazione è sottile. Chemnitz ha dimostrato come possa essere mobilitata velocemente una folla. […] Quando la caccia -all’uomo – è possibile, lo stato di diritto ha abdicato».

Così Reinhard Müller, dalle colonne della Faz qualche giorno fa, a proposito dei fatti dei giorni scorsi nella cittadina dell’ex Ddr. Ecco, io credo che siamo già oltre quell’abdicazione, se in alcuni Paesi dell’Unione, quanti sarebbero chiamati a rappresentare proprio quello stato di diritto, addirittura soffiano sul fuoco che una rabbia già ampiamente alimentata sostiene.

Ed è curiosa la circostanza che si usi, in tedesco e nell’editoriale di Müller, il termine «Decke», che letteralmente sta anche per soffitto. Come se ci fosse un sopra che potesse crollare a mescolarsi con il suo sotto, se quello dovesse dissolversi. O quasi che si trattasse di un coperchio, sollevato il quale, i mali si potessero disperdere per il mondo e fra gli uomini, sì come insegna il mito di Pandora.

In quest’ultimo giorno di agosto, voglio pensare che l’autunno incombente non sarà così nero, come da molte nubi annunciato. E che l’egida di Zeus (che bello se si potesse ancora scrivere, senza esser presi in giro, «che Zeus egioco») non si spinga pure questa volta a far ricoprire la giara prima che ἐλπίς, la speranza possa uscirne. Perché forse è vero, come leggeva in Esiodo Karl Löwith (cfr. Significato e fine della storia), che anch’essa è un male fra gli altri, però di natura differente, e non possono gli uomini farne a meno.

Se non altro, per trovar ragioni nel tentare di spezzare l’apparente ciclicità del tempo.

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