Il mondo si rabbuia, per quelli che ne han paura

Il mio primo compleanno l’ho trascorso in autostrada: A21, il Piemonte e la bassa lombarda pavese, poi A1, nel tratto emiliano, infine A14, da Bologna, che pochi mesi prima aveva vissuto i tragici scontri di piazza fra autonomi e polizia e poi la paura e le tensioni per il convegno sulla repressione, alimentate dal clima «di piombo» di quegli anni, fino a quasi dove quell’arteria finisce, con l’Adriatico a sinistra e il sud già negli occhi che man mano si rende vivo allo sguardo. Mille chilometri e un orsacchiotto compratomi in autogrill, che i miei hanno sempre detto che portai con me per tanto tempo, fino a consumarlo.

Forse è per questo legame da tenera età, comune ai tanti figli di razza migrante di questo Paese e del suo Meridione, che nella rete autostradale italiana ho sempre visto, oltre che il tessuto connettivo della nazione, anche l’idea stessa del suo farsi stato moderno, del suo proiettarsi nel progresso con un’immagine di sé ben definita e la capacità di offrirla all’esterno. Orgogliosamente determinata; questo mi sembrava l’Italia a leggerla fra quei guardrails. Sì, con tutti gli errori, con tutta la fretta di cancellare il passato, la violenza, pure, nel gettar via il buono d’umanità con lo sporco della miseria, quegli italiani avevano un’idea di futuro e il coraggio per affrontarla. E adesso? Adesso, abbiamo solamente paura.

Di chi arriva per disperazione, di chi va via per estenuazione, dei nemici inventati per dar senso al buio che non ci fa dormire, di quelli che non sappiamo etichettare, ma che sicuramente son pagati da Soros, di noi stessi, perché, in fondo, è a uno specchio che urliamo la rabbia per non aver veduto in tempo quello che ci stava succedendo e che, in opere e omissioni, contribuivamo a far accedere. Un ponte che crolla perché non ce ne siamo presi cura, e invece di ricostruirlo, mettiamo quella tragedia in relazione con le altre, da altri vissuti. Perché prima i nostri, poi loro, quasi a sottolineare che vi siano umani più umani degli altri.

E così, tutto si rabbuia, facendoci ancora più paura.

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