Ma voi, invece, dov’eravate, dove siete?

Cresciuto nelle terre μετά τόν πόντον, non riesco a non sentire forte il legame con quel popolo che così le volle intendere. I miei fratelli greci, colpiti dalla crisi economica o dalle fiamme degli incendi, si rialzeranno anche questa volta, pur se provati come il pugile a riposo di Lisippo, opporranno alla sventura la resistenza di cui sappiamo dai tempi di quello scontro alle Termopili. Vorrei abbracciarli tutti, e idealmente lo faccio su queste pagine, in cui grande, fin dal nome, è l’impronta della loro presenza nella storia e nel mondo. Per questo, se possibile, l’attacco alle organizzazioni umanitarie persino prendendo a pretesto un dramma simili mi ha fatto ancora più male.

In sintesi, il network del livore disinformante, mentre ancora fumavano le colline, le foreste e le case dell’Attica, ha subito trovato il modo per colpire i suoi nuovi nemici: «dove sono», si sono chiesti gli astiosi a prescindere, quasi che queste avessero dovuto spegnere subito le fiamme, o addirittura prevenirne il divampare, «le Ong? Non si muovono per i greci? C’è poco da guadagnare con gli europei?». E non è la prima volta, dato che spesso abbiamo letto critiche del genere, rimandando a presunte assenze di quelle organizzazioni nell’aiuto ai poveri italiani, a quanti vivono ai margini e nelle periferie del nostro Paese, ai terremotati. Ebbene, vergognatevi. Sì, vergognatevi, miei per nulla cari odiatori in servizio permanente effettivo. Non solamente perché in Grecia e per i greci ai tempi della crisi le Ong c’erano così come ci sono ora, per aiutare le vittime delle fiamme, perché ci sono state per i terremotati di Lazio e Marche e ogni qualvolta è servito esserci, perché sono presenti nelle periferie e per le persone in difficoltà in vari posti d’Italia, ma vergognatevi perché spesso, se non sempre, a mancare siete e siete stati voi. E visto che vi piace il gioco, ve lo chiedo io: dov’eravate, dove siete?

La solidarietà si dà senza parlarne, è vero. Ma voi siete scorretti, e allora non si può rispondere altrimenti. Nell’agosto del terremoto nel centro Italia, donai alla Croce Rossa per quell’emergenza la stessa cifra che in quei giorni, per me, stavo spendendo per l’albergo delle vacanze, perché ritenevo giusto dare per aiutare qualcuno quanto usavo per diletto. La stessa cosa ho fatto ieri, sul conto attivato dal governo ellenico per le donazioni in favore di quanti sono stati colpiti dai roghi dei giorni scorsi, e nelle altre occasioni in cui mi è stato possibile.

A voi, invece, vi ho sentiti e vi sento sbraitare verso chiunque, schiumanti di rabbia contro chi arriva e chi, sempre e comunque, aiuta tutti, indistintamente, e se vi si chiede perché non contribuite almeno con un decimo di quello che spendete per la connessione a internet che usate per inondare il mondo di insulti, siete pronti a scoprire qualche link con una storia di malversazioni nella raccolta delle offerte, qualche editoriale sprezzante verso questo o quel sodalizio solidale, qualche fusariana analisi zeppa di neo-ismi e parole altisonanti e rumorose come solo sono le cose vuote che spiega quanto sia giusto astenersi dall’aiutare, perché Soros, l’Ue, i mercati, le banche, i lavoratori dimenticati, per non dire dei marò, e allora il Pd, ma anche la Boldrini e l’attico di Saviano a New York, e tutto quel che serve a sedare le vostre coscienze e lasciarvi immobili nell’idolatria del vostro ombelico.

E adesso, insultatemi pure.

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