Tutto questo, è giusto?

«Ci viene detto che il momento è difficile, che bisogna ricorrere agli ammortizzatori sociali in attesa del lancio di nuovi modelli che non arrivano mai. E mentre gli operai e le loro famiglie stringono sempre più la cinghia la proprietà decide di investire su un’unica risorsa umana tantissimi soldi! È giusto tutto questo, è normale che una sola persona guadagni milioni e migliaia di famiglie non arrivino alla metà del mese?», si chiedono gli operai della Fca di Melfi aderenti all’USB dello stabilimento, che, per quello, ha proclamato due giorni di sciopero, dalle 22 di domenica 15 luglio fino alle 6 di martedì 17. E no, non lo è, comunque la vogliate spiegare.

Un caro amico ed ex collega mi ha fatto notare che, al solo parlare dell’arrivo di Ronaldo alla Juventus, in Borsa i titoli di Fca e della società sportiva erano saliti di molto – salvo poi ridiscendere velocemente, perché il gioco è bello solo se si realizza un guadagno, e per quello, qualcuno deve vendere – e che, dall’annuncio, ogni minuto è stata venduta una maglietta. Non lo metto in dubbio: infatti, il problema è precisamente questo. Cioè, che un’operazione così, sui mercati e commercialmente, funzioni. Come funziona, commercialmente, la strategia delle grandi centrali dell’e-commerce, a prescindere dalle condizioni di lavoro lì praticate. Come funziona, sui mercati, ogni annuncio di ristrutturazione aziendale e taglio del personale, senza pensieri per le sorti dei lavoratori interessati. Funziona, ma, eticamente, è ammissibile? Funziona, ma, moralmente, è sostenibile? Un solo uomo guadagnerà al giorno quanto quattro o cinque operai, e le loro famiglie, dello stesso gruppo che lo ha assunto dovranno farsi bastare per un anno: è normale? Nei discorsi da social e da bar, il nemico è il migrante sfruttato nei campi a 20 € al giorno, ma ce ne vogliono 4.000 di quei braccianti per mettere insieme quanto il divo pallonaro prenderà tirando calci su un prato: è giusto?

E lasciamo perdere le sue vicende aperte col fisco spagnolo o gli sconti che gli farà quello italiano (che pure dovrebbero essere questioni importanti, soprattutto per quelli che levano moniti e alzano la voce sapendo cosa dire ogni qualvolta si parli di lotta all’evasione e strumenti per condurla), ma sul piano dell’uguaglianza, o solamente della misura nei rapporti fra chi ha fin troppo e chi ha troppo bisogno, come può reggere una disparità del genere, e per quanto tempo ancora?

Questa voce è stata pubblicata in libertà di espressione, società e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *