Quei simulacri di potere che tanto danno alla testa

«Ma tutte queste magliette rosse […] dove erano quando veniva abolito l’art.18 e introdotta la legge Fornero. Dove sono le magliette rosse quando i nostri anziani rovistano nei cassonetti per cercare cibo. Dove sono codesti fanti quando i giovani vengono pagati 2 euro all’ora», mi ha scritto un militante pentastellato, già di sinistra, a commento d’un mio post in cui mi meravigliavo, rattristandomene, proprio del loro sarcasmo accodato a quello, sprezzante e cinico, delle élites della solita nostra destra peggiore, che finge parole popolari, ma veste i panni (e usa le borse, visto che va di moda l’osservazione astiosa degli accessori altrui) della crudele tradizione padronale italiana.

Ebbene, voglio rispondere a quell’amico “a cinquestelle” (come la certificazione che si usa per il lusso, curiosa assonanza per un partito che si vanta d’esser nato nel giorno di San Francesco, sebbene guidato da uno che di ville e yacht può disporre davvero), e a lui e ad altri come lui dico: io sono una di quelle “magliette rosse”. Ed ero in piazza contro il governo quando veniva abolito l’art. 18, e quando provavano a farlo i loro nuovi amici della Lega insieme a Berlusconi. Ed ero in piazza a raccogliere firme per abolire la legge Fornero, e lo ero contro lo “scalone” del loro socio acquisito Maroni. E sono stato fra quei giovani pagati due euro all’ora, poco più o poco meno (venti centesimi a rigo/colonna, tanto mi pagavano gli articoli per un quotidiano), e al governo c’erano i loro alleati leghisti, senza che si preoccupassero affatto dei giovani o dei vecchi che arrancavano in povertà sempre peggiori. E sono emigrante, figlio, nipote e pronipote di emigranti. E sebbene guadagni in un anno meno di quanto Salvini si metta in tasca in un mese (dopo avermi chiamato «terrone», per mietere consensi a nord del Po, e ora «italiano», perché i voti a sud del Volturno, evidentemente, non puzzano più), devo pure sentirmi dare, da quelli come lui e da chi, come i grillini, dal primo militante all’ultimo Di Maio, a essi fa il coro, del «radical chic», «comunista col Rolex», «buonista con l’attico in centro», eccetera, eccetera, eccetera. Lo capite che state sbagliando la mira, per quanto l’ubriacatura della prepotenza vi dia l’impressione d’essere voi, effettivamente, al potere?

Sì, riempite i vostri discorsi di neo-ismi dal sapore antico, citate moderne cianfrusaglie tronfie della vacuità di un pensiero non loro, che fanno appunto del citazionismo la cifra intellettuale della propria eloquenza (qualcuno ha detto «Fusaro»?), vi immaginate impegnati a combattere la globalizzazione inumana del capitale finanziario, ma siete i giannizzeri di quelli che mandavano schiere di manganellatori contro quanti, avverso quella globalizzazione e dal basso e sulla propria pelle, si opponevano. E voi, lì, in quelle piazze, non c’eravate.

Vi consiglierei moderazione di parola e radicalità – reale, non solo “da social” – di pensiero, non adeguamento a ciò che c’è, fingendo che sia rivoluzionaria la restaurazione, se non sapessi già inutile e inascoltato il consiglio. Quos vult Iupiter perdere, dementat prius: e sarà sempre troppo tardi quanto, tutti, ce ne accorgeremo nella conta delle conseguenze.

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