Un po’ di «autonomia del negativo» (se fosse permesso citare compianti maestri)

Lo sberleffo, il dileggio, soprattutto se accompagnati da disinformazione e sussurro adito ad alimentare il sospetto, spesso nascono e si muovono all’interno di una concezione nichilistica del mondo e della società, e non conducono a niente, fatta salva la possibilità che contribuiscano, poco o molto non è dato sapersi all’inizio, alla distruzione dell’oggetto o dei soggetti a cui si rivolgono. Ebbene, è sapendo tutto questo che ieri vi ho ceduto. Pur se con un post scriptum di avvertenza, ho condiviso un messaggio che, nei fatti, aveva l’unico intento, giocando sul facile equivoco, di porre in cattiva luce una componente dell’attuale esecutivo. E non me ne pento, anzi.

Vedete, le contraddizioni che vive una parte della maggioranza di governo sono evidentissime. I cinquestelle hanno per anni attaccato il Pd perché aveva messo l’ex alleato di Berlusconi al Viminale, e ora sostengono senza problemi l’alleato di Berlusconi nello stesso dicastero, trovando giustificazioni al suo attaccare i giudici (dopotutto, che sia alleato di Berlusconi qualcosa vorrà pur dire, no?), al suo predicare odio verso gli ultimi (come insegnava Francesco d’Assisi, giusto?), al fatto che una sentenza confermi che il partito da lui guidato debba alla collettività una cinquantina di milioni (erano sempre loro a chiedere le dimissioni di un sindaco per esser passato in una Z.t.l. con l’auto della moglie, o ricordo male?). Ma quand’anche si ponessero in risalto tutte queste palesi difformità fra il predicato e il praticato – e ce ne sarebbero tante altre, a partire dal programma di acquisto degli F-35 che li faceva gridare come fossimo davanti a un nuovo scandalo Lockheed, se avessero avuto contezza dell’altro – nulla scalfirebbe la certezza degli elettori di quel movimento di stare nel giusto. Allora, tanto vale tentare le vie utilizzate da loro stessi, sapendole errate e in una sorta di «autonomia del negativo», puntando a superare quelli che per primi le hanno tracciate.

Se mi è lecita una lunga citazione, provo a spiegarmi meglio: «Nella crisi, il negativo cessa di operare come variabile dipendente, ed esplode nella e come violenza distruttiva del capitale, come non-capitale e come non-lavoro, come soggettività astratta divenuta oggettiva nella determinata sovversione del proletariato sociale, che totalizza l’emergenza della riappropriazione della ricchezza sociale assoluta dei bisogni come rifiuto del lavoro e distruzione dello stato. […] L’autonomia del negativo esplode la potenzialità sovversiva dei comportamenti individuali e sociali, che nella crisi non trovano più legame e funzione nella sussunzione dei ruoli organizzati dello sfruttamento, del dominio, della repressione, dell’esclusione, marginalizzazione del lavoro vivo, ma che, al contrario, nella perdita di legittimazione dello stato, del piano e del lavoro, trovano nell’articolazione istituzionale della fabbrica, della scuola, delle carceri, dei manicomi, della chiesa ecc., il canale e la rete organizzata della lotta di liberazione e di riappropriazione. Riteniamo importante insistere su questo momento della potenzialità rivoluzionaria racchiusa e mistificata dal e nel pensiero negativo, che è possibile liberare quando esso sia liberato dal guscio della funzionalità dello sviluppo, ristrutturazione ed organizzazione del capitale piano e dello stato piano» (Nicola Massimo De Feo, L’autonomia del negativo tra rivoluzione politica e rivoluzione sociale, 1992, pag. 354).

Pure se fosse animata solo da tensione nichilista, ogni occasione e possibilità per abbattere questo governo sarebbe da cogliere. Non importa il dopo, perché è questa attualità a dover essere sconfitta. Il problema non è il mio essere in minoranza, che lo ero anche prima; la crisi del momento è nell’avere un esecutivo e una maggioranza che parlano la lingua di Salvini. E rispetto a loro, io sono radicalmente oppositivo, intento a mettere la sabbia in ogni ingranaggio che riesca a raggiungere, se altro e più sistematico metodo non fosse alla mia portata e nelle mie facoltà.

Questa voce è stata pubblicata in filosofia - articoli, libertà di espressione, politica, società e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *