«Radical-chic», un corno

Il sempre preciso e mai scontato mio amico Domenico Cerabona ha scritto l’altro giorno sul suo profilo Facebook: «La cosa che fa incazzare della vicenda “migranti” è che il governo italiano si sta rendendo complice delle morti in mare portando avanti il suo programma elettorale. Un programma votato dal popolo italiano per via di una insensata rabbia nei confronti di poveri cristi che non costituiscono nessuna minaccia per il suo stile di vita. Nessuna. Il paradosso di tutto questo è che invece sono il nostro stile di vita e le scelte dei nostri governi a costringere, di fatto, quei poveri cristi a emigrare. E ora dite pure che sono un radical-chic. Meglio radical-chic che complice di una barbarie». Ha ragione. Ragione sul contrasto alla barbarie, e ragione sul fatto che i migranti non sono una minaccia per il nostro stile di vita, ma è anzi questo a spingere le moltitudini a spostarsi in cerca di condizioni di vita migliori.

Implicitamente, ha ragione anche nel respingere preventivamente, paradossalmente accettandola, l’accusa d’essere radical-chic. Un epiteto che lungi dall’essere la definizione tagliata su quanti, per moda, assumono posizioni radicali, ha finito per diventare la categoria in cui rinchiudere tutti quelli che non si fermano alle letture semplificate del presente, spiegando, a ludibrio degli altri, questa loro posizione come il frutto di una situazione privilegiata. Ecco, in questa lettura, da parte di Domenico e mia: «radical-chic», un corno. Nella mia famiglia, nei secoli cafoni, da quattro generazioni e compreso me stesso siamo emigranti, non vivo in un elegante attico a Neully, vicino casa mia ci sono appartamenti che ospitano richiedenti asilo, fortunatamente ho uno stipendio da poco più di 1.200 euro al mese, sono stato precario, fino a meno di due anni fa, disoccupato o in cerca di occupazione per mesi, e le persone che frequento non hanno certo l’aspetto e lo status dei ricchi borghesi del film La crisi di Coline Serreau. Soprattutto, molti di quelli che mi vorrebbero inquadrare in questa definizione stanno, sul piano economico e sociale, molto meglio di me. Semplicemente, non sono ancora diventato, né intendo diventare, stronzo al punto di prendermela con chi sta peggio, e che nella sua disperazione rischia di morire per la ricerca di una vita migliore. Cosa che probabilmente faremmo tutti, se fossimo nati dove sono nati loro (e non abbiamo alcun merito se così non è stato).

Nei tempi che viviamo, il dramma è in questo circolo mostruoso: chi sta meglio se la prende con chi sta peggio di lui. È il migrante il problema verso cui indirizza il suo odio l’operaio sottopagato, non il padrone che entrambi sfrutta. È quello che prova a leggere il mondo senza categorie prefissate il bersaglio dell’artigiano con villetta, non il sistema finanziario che lo strozza col mutuo. È chi legge un libro non rassegnandosi a realizzare l’uguaglianza solo nell’accesso a beni spesso superflui il nemico delle aspirazioni consumistiche tradite e frustrate di quanti han creduto a miti da bere e sfavillanti carriere nell’auto-impiego, non di quelli che gli uni e le altre hanno inventato per spostare sul piano della favola quanto non avevano alcuna intenzione di dare nella dimensione del realte.

E ora dite pure che siamo dei radical-chic.

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Una risposta a «Radical-chic», un corno

  1. Italiote scrive:

    La questione dell’accoglienza è uno step successivo a quella del “trasporto” e non è per nulla scontato che debbano essere agevolati traffici che hanno generato così tante morti.

    Il “naufragio” via mare offerto dai trafficanti -a costi “fuori mercato”- ma ha rischi ineliminabili nonostante la presenza di “soccorsi”.

    Consigliereste ESPLICITAMENTE mai a qualcuno di farsi organizzare il “viaggio per andare al mare” da trafficanti istruendoli di attendere fiduciosi che arrivino “soccorsi”per portarli a destinazione?

    Perché consentire che trafficanti lucrino su tratte illegali quando si potrebbe consentire un trasporto sicuro in qualsiasi dei paesi UE sulla base di prezzi che includano i costi di rimpatrio qualora i non si abbiano i requisiti stabiliti?

    A chi giova distrarre l’attenzione dalle questioni di merito rendendo l’Italia un capro espiatorio in modo fin troppo semplicistico?

    PS: Il tormentone del radical-chic è un cliché che non manca di distogliere l’attenzione da chi non ha le terga all’asciutto ed avrebbe comprensibilmente pagato un volo aereo (risparmiando pure) se chi ha le terga all’asciutto avesse meglio “discusso” tale possibilità per motivi umanitari.

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