«E allora il Pd?», non vale (e io non mai lesinato critiche)

Siete curiosi, voi di sinistra che avete votato prima e sostenere ora il partito il partito che sostiene e ha votato la fiducia al governo con la Lega di Salvini. Per anni ci avete spiegato che le forze progressiste tradizionali avevano smesso di interessarsi dei problemi sociali per parlare solo di migranti, e da mesi non fate altro che discutere di migranti, ignorando i problemi sociali. Certo, una differenza c’è: voi ne parlate in termini leghisti e con toni tanto duri quanto inumani, gli altri no. Ma è così che succede, quando si cade con tutte le scarpe nella rete di una delle peggiori destre che questo Paese abbia conosciuto da che è repubblica.

Perché questo state sostenendo, miei sempre meno cari grillini: la peggiore destra al potere. E se alcuni di voi si dicono di sinistra nel farlo, non cambia la sostanza e non nasconde il fatto che sosteniate Salvini, ripeto, Salvini. Ora, la tentazione di molti di voi (e che non di rado leggo sui social) è quella di rispondere «e allora il Pd, il jobs act, la riforma Fornero, i favori alle banche?». Tutto o in parte vero, ma non vale. Perché comunque, a guardarli da sinistra, Salvini e la Lega sono molto peggio. Se non ve ne accorgete, beh, è un problema vostro, o è cecità indotta dal potere conquistato (ma davvero l’avete preso?). Io quelle cose che dite le ho sempre criticate (e pure, altre come il decreto Minniti-Orlando e gli accordi con la Libia, che invece nella nuova vostra visione leghistizzata dovrebbero piacervi), e sono andato via da quel partito quando era all’apice del gradimento nazionale (un cinico direbbe perché sapevo e so che ogni alba ha il suo tramonto, un perfido, perché quel mezzogiorno non mi illuminava). Ma è comunque differente; basta un Delrio a spiegare ciò che a un Toninelli mai riuscirebbe di fare.

E per rispondere a quanti, dal Pd, potrebbero al contrario rinfacciarmi che le mie posizioni critiche potrebbero esser state concausa della deriva attuale, chiedendomene in un qualche modo abiura, preventivamente rimando al mittente le accuse. Vedete, nel tempo che è passato, le mie eccezioni erano tutte rivolte a cercare di dire, col Poeta, che «Per dove ci portate/ lì c’è l’abisso, lì c’è il ciglione», che fare la destra rischiava di favorire le destra, che sdoganare alcune cose e farne altre poteva avere come duplice e terribile effetto quello di consentire l’affermazione del contrario di ciò che si sarebbe voluto rappresentare e allontanare quelli che più non si sarebbero sentiti rappresentati.

Insomma, amici dem, di cosa dovrei scusarmi, d’aver, per una volta e purtroppo, avuto ragione?

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3 risposte a «E allora il Pd?», non vale (e io non mai lesinato critiche)

  1. Italiote scrive:

    In una democrazia l’astensione rappresenta meglio chi non ha critiche e non chi ritiene che aspetti rilevanti debbano essere discussi nelle assemblee legislative.

    Se le critiche valgono qualcosa è dunque perché al voto poi chi gli dà credito sceglie le fazioni che le rappresentano meglio (anche se non al 100%).

    Se nessuna delle fazioni candidate criticava il PD con proposte più vicine a quel 100% di orientamenti personali, la scelta logica non era certo l’astensione.

    Chi ha sete rifiuterebbe mai un quantitativo di acqua che ritiene ritiene insufficiente?

    Innanzi a politiche che incideranno su chi NON ha diritto di voto c’è qualche dubbio sul peso della scelta di chi pur avendo tale diritto-dovere non lo abbia esercitato?

  2. Doriano scrive:

    Quindi uno beve l’acqua anche se avvelenata?

  3. Italiote scrive:

    I termini di un esempio metaforico vanno rispettati così come sono posti.

    Chi avvelena la poca acqua che gli offrono per fare una battuta deve avere ragione da vendere (ad un tanto al chilo) per scegliere tra il proprio veleno e il morire di sete.

    “L’acqua avvelenata” nelle democrazie è l’incapacità di mediare tant’è che nel loro opposto si esegue quanto ordinato dal dittatore che, come ogni cliente al ristorante, “ha sempre ragione”.

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